di Paolo Pagliaro
Ci sono alcuni luoghi nei quali il nostro paese, in un recente passato,, ha dato il meglio di sé. Per esempio l’Ivrea di Adriano Olivetti oppure la Barbiana di don Milani. O Savona, dove nacque la prima cooperativa di lavoratori, e Sesto San Giovanni, con il suo distretto industriale e l’orgoglio operaio che ne avevano fatto la Stalingrado d’Italia. Per capire cosa resta di quelle esperienze e di quelle promesse, diversi scrittori si sono messi in cammino e ora affidano il loro racconto a un libro dal titolo molto esplicito: “Ripartire da qui” . Lo ha pubblicato una nuova casa editrice piacentina,, che si chiama Low, per dire voce dal basso, che promette di essere forte e gentile.
Il viaggio si apre nell’ex manicomio di Gorizia, che vide all’opera negli anni Cinquanta il giovane psichiatra Franco Basaglia. Poi ci si sposta a La Martella, uno dei borghi costruiti intorno a Matera per accogliere i circa sedicimila abitanti sfollati dai Sassi. A Genova c’è l’eredità lasciata da don Andrea Gallo, il prete degli ultimi e dei diseredati, animatore di uno straordinario laboratorio sociale. In provincia di Reggio Emilia la casa-museo dei fratelli Cervi, è il luogo scelto per verificare cosa resta dello spirito della Resistenza, Un’altra tappa porta a Vermicino dove si consumò la tragedia del piccolo Alfredino Rampi inghiottito da un pozzo, e dove il dolore seppe trasformarsi anche in azione politica con la nascita della Protezione civile. Infine a Cinnisi si rievoca la vicenda di Peppino Impastato, giornalista libero e coraggioso ucciso dalla mafia. In questi giorni a Partinico si è scelto di non intitolargli il liceo, ma in compenso a Termoli ieri gli hanno dedicato una panchina.
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