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direttore Paolo Pagliaro

QUEL CHE MANCA
NEL CASO FANPAGE

QUEL CHE MANCA <BR> NEL CASO FANPAGE

di Paolo Pagliaro

La democrazia interna ai partiti è la grande assente nel dibattito di questi giorni sulla vicenda Fanpage-neofascisti di FdI.  È una questione posta con chiarezza dalla Costituzione: tutti i cittadini – dice l’articolo 49 - hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Da molti anni attendiamo una legge che stabilisca in cosa consiste il metodo democratico. Ce ne sarebbe bisogno visto che i parlamentari non sono più eletti dal popolo ma sono nominati dalle segreterie, con il meccanismo indecoroso delle cosiddette liste bloccate.  Quanto alla linea politica, non si decide ai congressi ma il capo la comunica su Twitter.  Tra i primi a porre la questione, quando l’Assemblea costituente approvò l’articolo in questione, fu Aldo Moro, che spiegò come in assenza di una base di democrazia interna, i partiti non avrebbero potuto essere strumenti di democrazia nella vita politica del Paese. Ci sono stati inseguito numerosi tentativi di dare attuazione all’articolo 49 della Costituzione. Una legge fu proposta da Luigi Sturzo nel 1958. Non ebbe però miglior fortuna di quelle presentata in anni più recenti da Mancina, Turco, Castagnetti, Pisicchio, Briguglio, Sposetti, Veltroni.   I partiti si dotino di uno statuto democratico, di bilanci certificati e di un sistema di selezione trasparente. Poi si potrà discutere dei doveri del giornalismo nei loro confronti.

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