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COP16, ACCORDO FRAGILE
SULLA BIODIVERSITA’

COP16, ACCORDO FRAGILE <br> SULLA BIODIVERSITA’

L'accordo è arrivato in extremis, dopo giornate di trattative serrate e un clima di quasi generale disinteresse politico da parte italiana. Alla Cop16 bis, la conferenza sulla biodiversità ospitata a Roma nella sede della FAO, i Paesi ricchi si sono impegnati a stanziare almeno 30 miliardi di dollari all'anno per quelli in via di sviluppo, con l'obiettivo di raccogliere 200 miliardi entro il 2030. La cifra dovrebbe servire a proteggere gli habitat naturali senza frenare lo sviluppo economico, garantendo il mantenimento dell'equilibrio tra le specie viventi e, in ultima istanza, la salute del pianeta.

Il Protocollo di Montréal fissa l’obiettivo di proteggere, entro il 2030, il 30% della superficie terrestre e il 50% degli oceani. Oggi, solo il 17% della terra e l'8% delle acque marine sono aree protette. Ma, nonostante l'intesa, il compromesso raggiunto lascia molte questioni aperte: i Paesi africani chiedevano la creazione di un fondo dedicato, ma la decisione è stata rimandata al 2028. Inoltre, Unione Europea, Canada e Giappone restano contrari alla moltiplicazione dei fondi e insistono per coinvolgere anche le economie emergenti, come la Cina, nel finanziamento della tutela ambientale.

L'importanza dell'accordo risalta ancora di più in un contesto globale di disimpegno ambientale. Negli Stati Uniti, il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha segnato una brusca inversione di rotta: Washington non aderisce alla Convenzione sulla biodiversità e ha abbandonato l'Accordo di Parigi sul clima. Il presidente sta smantellando le norme di protezione degli habitat naturali per rilanciare il settore fossile con il motto "Drill, baby, drill!", esortando all'aumento delle trivellazioni petrolifere. La presidente della Cop16, la colombiana Susana Muhamad, ha ammonito: "Non sono decisioni tecniche, sono decisioni politiche".

Se l'accordo trovato a Roma può essere considerato un passo avanti, non sono mancate le polemiche per quella che viene considera una scarsa attenzione dedicata dalla politica italiana alla conferenza. Nonostante la Cop16 bis si sia tenuta nella Capitale, nessun ministro o sottosegretario del governo ha partecipato ai lavori. L'assenza è stata particolarmente evidente se paragonata alla Cop29 sul clima a Baku, dove la presidente del Consiglio Giorgia Meloni era presente con una folta delegazione italiana.

Il WWF ha definito questa assenza "preoccupante", soprattutto considerando la ricchezza di specie e habitat che caratterizza l'Italia. La stessa critica è arrivata dalle associazioni ambientaliste, che hanno manifestato al Circo Massimo indossando maschere di animali per richiamare l'attenzione sul problema. "Ci auguriamo che il governo partecipi ai negoziati per fermare l’emorragia di natura che, se non arginata, produrrà un impatto devastante su tutti noi e su chi verrà dopo di noi", hanno dichiarato. (28 feb / deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)