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NORDIO: GUARDIA ALTA
CONTRO DISCORSI D’ODIO

NORDIO: GUARDIA ALTA <br> CONTRO DISCORSI D’ODIO

"Dobbiamo tenere alta la guardia sotto il profilo sociale e giuridico, lavorando anche di fantasia: non possiamo permetterci un vuoto normativo, di trovarci di fronte a situazioni indegne senza che però vi sia una protezione penale". Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in occasione della sua audizione presso la Commissione straordinaria su intolleranza, razzismo, antisemitismo, istigazione all'odio e alla violenza, sottolinea la necessità di mantenere alta l’attenzione sui fenomeni di odio e intolleranza. E anche sul femminicidio, alla luce soprattutto dell’ultimo caso di cronaca verificatosi a Messina, con l’uccisione della giovane Sara Campanella. Nordio ha affrontato il tema delle discriminazioni razziali, dell’antisemitismo e del bullismo, definendoli fenomeni "radicati nel tempo e nella storia, come la stupidità umana, probabilmente ineliminabili, ma che dobbiamo cercare di ridurre". Una sfida complessa che, secondo il ministro, richiede non solo strumenti repressivi ma anche un forte investimento in prevenzione ed educazione.

Sul tema della violenza di genere, Nordio ha evidenziato l’importanza del recente inserimento del femminicidio come fattispecie autonoma di reato, equiparandolo al rapporto tra genocidio e strage. "Le pene per chi uccideva una donna erano già adeguate, ma noi abbiamo cercato di inserire il femminicidio rispetto all’omicidio come il genocidio sta alla strage: la soppressione di una vita non in quanto vita ma in quanto donna", ha spiegato, sottolineando l’attenzione trasversale riservata a questa misura. Riguardo al contrasto ai discorsi d’odio, il ministro ha fornito alcuni dati: negli ultimi cinque anni, sono state condannate 56 persone per il reato di istigazione e propaganda all’odio previsto dall’articolo 604 bis del codice penale, mentre altre 43 condanne hanno riguardato reati aggravati da circostanze discriminatorie. Infine, Nordio ha voluto ribadire l’importanza del ruolo della famiglia nella prevenzione di questi fenomeni: "La prevenzione e l’educazione, al di là delle norme penali, vanno fatte in famiglia. Quando mi invitavano a tenere delle lezioni nelle Università, io accettavo l’invito ma dicevo ai ragazzi che avrei preferito tenere una lezione ai loro genitori".

(Sis)

 

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