Ci siamo. Questa sera alle 22 (subito dopo la chiusura di Wall Street) scatterà quello che Donald Trump ha definito nientemeno che il “giorno della liberazione” ovvero il disco verde ai dazi sulle importazioni che potrebbero prevedere anche tariffe universali al 20% su tutte le importazioni dai 27 Paesi Ue. Il condizionale è d’obbligo in quanto al momento molti aspetti del piano del Tycoon, “il presidente più ossessionato dalle tariffe nella storia moderna”, come lo ha definito la CNN, restano oscuri. Non è infatti ancora chiaro se Trump intenda imporre tariffe individuali a tutti i partner commerciali degli Stati Uniti o solo ad alcuni paesi; o applicare una tariffa universale, forse fino al 20%, su tutte le importazioni. I consiglieri di Trump sostengono pubblicamente il programma tariffario della Casa Bianco, ma dietro le quinte le ipotesi che di ora in ora vengono fatte differiscono per approccio e portata.
A tale proposito va ricordato che nei giorni scorsi il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che gli sforzi si sono concentrati sui “Dirty 15”, ovvero il 15% dei Paesi che rappresentano la maggior parte degli scambi commerciali con gli Stati Uniti e impongono tariffe o altre regole che mettono le aziende americane in una posizione di svantaggio. L'Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, mentre si preparava a elaborare le sue raccomandazioni per i dazi, ha individuato i Paesi verso i quali era "particolarmente interessato" ad applicare le gabelle in questione. Si trattava – fino a quel momento - di Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Unione Europea, India, Indonesia, Giappone, Corea, Malesia, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica, Svizzera, Taiwan, Thailandia, Turchia, Regno Unito e Vietnam.
“Domani (oggi per chi legge, ndr) la spogliazione dell'America sarà finita”, ha affermato ieri la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, sottolineando che le nuove tasse dovrebbero entrare in vigore “immediatamente”. “Nessuno sa cosa succederà”, ha dichiarato da parte sua Carrie McEachran, presidente della Camera di commercio di Sarnia Lambton, al confine tra Canada e Stati Uniti. “È difficile elaborare un piano concreto”. Il nuovo Primo Ministro Mark Carney ha affermato che il Canada sarà “molto attento” nel rispondere alle “azioni ingiustificate del governo degli Stati Uniti”. Una tariffa universale del 20%, combinata con la piena ritorsione da parte di altre nazioni sui beni statunitensi, rappresenterebbe lo "scenario peggiore" per l'economia statunitense, ha dichiarato ieri alla CNN Mark Zandi, economista capo di Moody's Analytics.
Una simulazione di Moody's ha rilevato che un'escalation di questo tipo nella guerra commerciale “eliminerebbe 5,5 milioni di posti di lavoro, farebbe salire il tasso di disoccupazione al 7% e farebbe scendere il PIL degli Stati Uniti dell'1,7% dal picco massimo al minimo”. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha cercato di mettere Trump in guardia ieri sul fatto che l'UE ha "un piano forte" per colpire gli Stati Uniti. Nel suo speech al Parlamento Europeo Vdl ha usato parole chiare: “Quando il sogno di un'Europa unita è iniziato, era basato su un'idea semplice: creare un unico mercato, abbattere le barriere e ridurre i dazi. Questo ci ha reso forti. Abbiamo costruito connessioni che credevamo indistruttibili. Il commercio non ha portato solo prosperità, ma anche un'idea di vita condivisa. Ecco perché tanti europei si sentono profondamente scoraggiati dagli annunci degli Stati Uniti”. La risposta però, come detto, non mancherà: “Voglio essere chiara: l'Europa non ha iniziato questo confronto. Lo riteniamo sbagliato. Tuttavia, abbiamo tutto il necessario per proteggere i nostri cittadini e la nostra prosperità. Abbiamo il più grande mercato unico del mondo. Abbiamo la forza per negoziare e il potere di reagire. E il popolo europeo deve sapere: difenderemo sempre i nostri interessi e i nostri valori”.
La presidente della Commissione ha poi illustrato la strategia dell'Unione per contrastare il protezionismo americano, basata su tre pilastri: apertura ai negoziati, diversificazione del commercio e rafforzamento del mercato unico europeo. "La nostra risposta immediata è unità e determinazione. Ho già contattato i nostri capi di Stato e di governo per coordinare i prossimi passi. Il nostro obiettivo è una soluzione negoziata, ma se necessario proteggeremo i nostri interessi, il nostro popolo e le nostre aziende”. Von der Leyen ha poi sottolineato la necessità di diversificare i partner commerciali dell'Unione Europea: "Abbiamo già accordi commerciali con 76 paesi e stiamo ampliando questa rete. Abbiamo concluso accordi con Mercosur, Messico e Svizzera, e stiamo negoziando con India, Indonesia e Thailandia. Questa settimana sarò in Asia Centrale per il primo vertice UE-Centro Asia. Il nostro messaggio è chiaro: l'Europa è affidabile, prevedibile e aperta a un commercio equo."
Infine, la presidente della Commissione ha ribadito l'importanza di completare il mercato unico: "Dobbiamo abbattere le barriere interne che frenano le nostre imprese. Mario Draghi ha ragione quando dice: 'Le alte barriere interne danneggiano la crescita più di qualsiasi tariffa'. Il mercato unico è stato creato per eliminare i dazi tra i nostri paesi e facilitare il commercio. Oggi deve essere più semplice per le PMI vendere i loro prodotti in tutta l'UE senza doverli etichettare diversamente per ogni paese. Deve essere più facile per i professionisti lavorare oltre i confini nazionali. Deve essere più agevole per le aziende tecnologiche lanciare nuovi servizi in tutta Europa senza dover affrontare 27 diverse procedure burocratiche”.
Anche vari altri paesi, tra cui Canada, Messico, Cina, Giappone e Corea del Sud, hanno rafforzato i piani di ritorsione. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha dichiarato all'emittente statale CCTV che Pechino avrebbe “contrattaccato” se gli Stati Uniti avessero continuato a impegnarsi nel "ricatto". “'America First' non dovrebbe essere un atto di bullismo americano e non dovrebbe costruire i propri interessi sulla base del danneggiamento dei legittimi diritti e interessi di altri paesi”, ha dichiarato Yi a RT, un gruppo di informazione russo di proprietà statale. (2 apr / deg)
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