Ginevra è tornata oggi a essere l'epicentro della diplomazia mondiale, ospitando due tavoli negoziali di importanza vitale per gli equilibri del pianeta. Sebbene i dossier fossero fisicamente separati, il clima che si respirava nei corridoi dei palazzi diplomatici era lo stesso: una miscela di pragmatismo tecnico e profonda diffidenza politica. Il bilancio di questa mattinata consegna alla comunità internazionale un quadro a due velocità, dove la complessità del conflitto in Europa orientale continua a sfidare ogni tentativo di risoluzione, mentre la crisi nucleare mediorientale sembra aver trovato, seppur faticosamente, una nuova base di dialogo.
IL FRONTE UCRAINO: LA DIPLOMAZIA DELLE “LINEE ROSSE”. Sul versante del conflitto tra Mosca e Kiev, il secondo round di colloqui si è concluso con quello che molti osservatori definiscono un “nulla di fatto costruttivo”. La delegazione russa, guidata da Vladimir Medinsky, ha mantenuto una linea di estrema fermezza, descrivendo il confronto come “estremamente difficile ma condotto con un approccio professionale”. Mosca continua a subordinare qualsiasi progresso sostanziale al riconoscimento di quelle che definisce “nuove realtà territoriali”, una posizione che blocca sul nascere ogni discussione su un cessate il fuoco permanente. Per il Cremlino, l'obiettivo attuale sembra essere il consolidamento diplomatico delle posizioni acquisite sul campo.
Dalla parte opposta, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha reagito con durezza agli esiti della mattinata, accusando apertamente la delegazione russa di voler “trascinare i negoziati, che avrebbero già potuto raggiungere la fase finale”. Zelenskyy ha sottolineato come Kiev sia stata la parte più propositiva, affermando di aver accettato “tutte le proposte realistiche degli Stati Uniti, incluso un cessate il fuoco incondizionato”. Per l'Ucraina, lo stallo di Ginevra non è solo un ritardo burocratico, ma un rischio esistenziale che permette alla Russia di riorganizzare le proprie forze mentre il dialogo resta bloccato su questioni procedurali.
IL DOSSIER IRANIANO: LA RICERCA DI UN COMPROMESSO TECNICO. In netto contrasto con la rigidità del fronte ucraino, i colloqui indiretti tra Washington e Teheran sul programma nucleare hanno mostrato segnali di un inaspettato dinamismo. Il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha parlato di “buoni progressi verso una comprensione comune dei passi necessari”, riferendosi alla stesura di una bozza di “principi guida”. Questo documento, pur non essendo ancora un accordo definitivo, rappresenta il primo tentativo concreto di armonizzare le richieste iraniane di revoca delle sanzioni con le pretese americane di sicurezza e monitoraggio.
Tuttavia, anche qui il percorso è minato da ostacoli significativi. Gli Stati Uniti hanno ribadito che “non ci sarà alcuna revoca delle sanzioni finché non verranno verificate azioni concrete e irreversibili” da parte dell'Iran. La strategia di Washington è quella di non concedere nulla in anticipo, mantenendo la pressione economica come leva per ottenere limitazioni definitive sull'arricchimento dell'uranio. Nonostante l'ottimismo di Araghchi, il timore dei mediatori è che le "linee guida" approvate oggi possano infrangersi non appena si passerà alla definizione dei protocolli di ispezione dell'AIEA.
SCENARI. L'intreccio di questi due tavoli evidenzia la frammentazione dell'attuale ordine mondiale. A Ginevra si sono scontrate due diverse visioni della diplomazia: una, quella ucraina, dove il negoziato è percepito come una prosecuzione della guerra con altri mezzi; l'altra, quella iraniana, dove la necessità economica sembra spingere le parti verso una soluzione transattiva. La differenza sostanziale risiede nella natura del conflitto: territoriale e identitario nel primo caso, tecnologico e sanzionatorio nel secondo.
Le grandi testate internazionali sottolineano come il fallimento nel progredire sul fronte ucraino rischi di oscurare i piccoli passi avanti fatti con l'Iran. Se Mosca e Kiev non riusciranno a trovare un terreno comune, la tensione globale continuerà a salire, rendendo più difficile anche il mantenimento degli impegni presi sul dossier nucleare. Il prossimo round sarà decisivo per capire se Ginevra rimarrà un simbolo di speranza o se diventerà il teatro del fallimento definitivo del multilateralismo.
In conclusione, la giornata odierna ci consegna una diplomazia che respira a fatica. Mentre l'Iran sembra disposto a trattare per evitare il collasso economico, l'Ucraina e la Russia rimangono prigioniere di una logica di vittoria totale che lascia poco spazio alla mediazione. Il mondo resta in attesa di segnali più chiari, consapevole che la stabilità globale dipende dalla capacità dei negoziatori di trasformare le parole di oggi in fatti concreti domani. (18 FEB – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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