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direttore Paolo Pagliaro

TRUMP: NESSUNA PAURA
DI UNA GUERRA LUNGA

TRUMP: NESSUNA PAURA <BR> DI UNA GUERRA LUNGA

L’escalation militare tra Washington e Teheran ha raggiunto l’apice con l’avvio dell’operazione Epic Fury, un’azione di forza che ha proiettato il mondo in una nuova, incerta fase geopolitica. Donald Trump, fedele alla sua dottrina della “pace attraverso la forza”, ha rotto gli indugi, scatenando un’offensiva che non mira solo a colpire infrastrutture, ma a eradicare la proiezione di potenza iraniana nel quadrante mediorientale. In questo scenario, la comunicazione del tycoon e le mosse formali verso il Congresso delineano una strategia di scontro frontale che spacca l'opinione pubblica.

IL PROCLAMA DI TRUMP: “PRONTI A VINCERE ALLA GRANDE”. Nella notte, Donald Trump ha affidato a Truth Social un lungo post volto a rassicurare la nazione sulla prontezza bellica degli Stati Uniti, non risparmiando attacchi feroci alla precedente amministrazione. Il testo, riportato integralmente, recita:

“Le scorte di munizioni degli Stati Uniti, di livello medio e medio-alto, non sono mai state così elevate o migliori. Come mi è stato detto oggi, abbiamo una scorta praticamente illimitata di queste armi. Le guerre possono essere combattute 'per sempre', e con grande successo, usando solo queste scorte (che sono migliori delle migliori armi di altri paesi!). Al massimo livello, abbiamo una buona scorta, ma non siamo dove vorremmo essere. Molte altre armi di alto livello sono immagazzinate per noi nei paesi periferici. Il sonnolento Joe Biden ha speso tutto il suo tempo e i soldi del nostro Paese, DANDO tutto a PT Barnum (Zelensky!) dell'Ucraina - per un valore di centinaia di miliardi di dollari - e, mentre ha regalato così tanto di fascia altissima (GRATIS!), non si è preoccupato di sostituirlo. Fortunatamente, ho ricostruito l'esercito durante il mio primo mandato e continuo a farlo. Gli Stati Uniti sono riforniti e pronti a VINCERE, ALLA GRANDE!!! Grazie per l'attenzione a questa questione. Presidente DONALD J. TRUMP.”

Questo post giunge poche ore dopo la conferenza stampa delle 17 (ora italiana), dove Trump aveva preparato il terreno definendo “insostenibile” il comportamento di Teheran. In quell'occasione, il presidente aveva ribadito che la diplomazia era giunta al capolinea e che l'America non avrebbe più tollerato minacce ai propri asset strategici o ai propri alleati, fissando di fatto l'ultimatum che avrebbe portato ai raid notturni.

LA NOTIFICA DEI “POTERI DI GUERRA” AL CONGRESSO. Parallelamente all'azione cinetica, Trump ha formalizzato il passaggio politico-istituzionale inviando al Congresso una notifica di poteri di guerra in merito all'azione intrapresa il 28 febbraio. In una lettera indirizzata al senatore Chuck Grassley, il Presidente ha giustificato gli attacchi di precisione contro siti di missili balistici, capacità minerarie marittime e centri di comando iraniani come una misura necessaria di “autodifesa collettiva”. Trump ha sottolineato che, nonostante gli sforzi diplomatici, la minaccia era diventata intollerabile per la sicurezza nazionale e il libero commercio nello Stretto di Hormuz. Un passaggio cruciale della notifica riconosce che “non è possibile al momento conoscere la portata e la durata complete delle operazioni”, lasciando la porta aperta a un conflitto prolungato. Questa dichiarazione ha acceso il dibattito al Campidoglio sulla reale ampiezza del mandato richiesto dal Comandante in Capo.

LA “MENTALITÀ” DI TEHERAN SECONDO VANCE E WITKOFF. Intervenendo su Fox News, il Vicepresidente J.D. Vance ha cercato di circoscrivere gli obiettivi dell'operazione, focalizzandosi sulla minaccia nucleare. Vance ha dichiarato che l'obiettivo è imporre un “cambiamento di mentalità” al regime, affinché rinunci permanentemente a ogni ambizione atomica. Ha ricordato il successo dell'operazione Midnight Hammer dell'anno scorso, che ha colpito tre impianti nucleari, ma ha precisato che Trump guarda al lungo termine per impedire a Teheran di ricostruire le proprie capacità.

A corroborare questa visione sono giunte le parole dell'inviato speciale Steve Witkoff. Il diplomatico ha rivelato dettagli inquietanti sui recenti negoziati, sostenendo che i delegati iraniani si fossero vantati apertamente di possedere uranio arricchito al 60% sufficiente per 11 bombe nucleari. Witkoff ha raccontato lo sconcerto provato insieme a Jared Kushner di fronte alla sfrontatezza iraniana, ribadendo che, sebbene gli impianti siano stati colpiti, il regime rivendicava un “diritto inalienabile” all'arricchimento. La risposta di Trump, riportata da Witkoff, è stata perentoria: “Abbiamo il diritto inalienabile di fermarvi di colpo”.

REAZIONI DELL'OPINIONE PUBBLICA E LO SCETTICISMO DELL'INTELLIGENCE. L'opinione pubblica americana reagisce con un misto di fervore patriottico e profonda apprensione. Sebbene una fetta dell'elettorato veda nell'azione di forza un ritorno alla grandezza americana, i sondaggi di ABC News e CBS News evidenziano il timore per un nuovo conflitto “senza fine” in Medio Oriente. Le piazze si dividono tra chi sostiene la necessità di eliminare la minaccia iraniana e chi teme le ritorsioni sui prezzi del petrolio e sulla sicurezza interna. Il clima è ulteriormente surriscaldato dalle rivelazioni dei grandi media liberal. Il New York Times, il Washington Post e la CNN hanno dato ampio risalto a fonti interne all'intelligence che smentirebbero la narrazione della Casa Bianca. Secondo queste indiscrezioni, non vi erano prove certe di un'intenzione iraniana di compiere “azioni ostili imminenti”. Questa discrepanza tra i report degli analisti e le decisioni del Presidente ha alimentato l'accusa che l'operazione Epic Fury sia stata costruita su presupposti fragili o manipolati.

I RAID COME STRATEGIA ELETTORALE: L'ANALISI DEI MEDIA MONDIALI. Molti analisti, da Axios al Financial Times, si interrogano se questa mossa non sia una “politica trumpiana” per recuperare consensi. Con l'avvicinarsi di appuntamenti elettorali decisivi, la proiezione di un leader forte impegnato in una “guerra giusta” potrebbe servire a distogliere l'attenzione dalle difficoltà interne. Tuttavia, testate come il Guardian e Le Monde avvertono che il rischio di un ritorno di fiamma è altissimo: un conflitto lungo e costoso potrebbe alienare l'elettorato moderato. La stampa internazionale riflette queste preoccupazioni in modo speculare. Mentre le agenzie russe (Tass, Ria Novosti) denunciano l'unilateralismo USA, i media ucraini come il Kyiv Independent guardano con ansia al drenaggio di risorse che l'Iran potrebbe causare, sottraendo munizioni al fronte contro Mosca. Al Jazeera sottolinea la potenziale catastrofe umanitaria regionale, mentre il Times of Israel accoglie con favore la distruzione delle capacità missilistiche di Teheran. In definitiva, se per la Casa Bianca si tratta di una “vittoria necessaria”, per gran parte della stampa mondiale e per l'intelligence “ribelle”, Trump starebbe giocando una partita d'azzardo estrema, dove la posta in palio non è solo la stabilità del Golfo, ma la stessa credibilità delle istituzioni americane. (3 MAR – deg)

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