Roma, 19 mar - “L’Italia sostiene con profondo impegno la prospettiva europea della Bosnia Erzegovna e di tutta la regione dei Balcani Occidentali e pone in essere iniziative a geometria variabile per propiziare l’avanzamento percorso di integrazione, e non a caso è tra i membri più attivi del gruppo degli ‘amici dei Balcani Occidentali in sede Ue. Occorre continuare a lavorare con decisione su questo obiettivo, stimolando i Paesi dell'area ad implementare le riforme maggiormente funzionali al processo di adesione europea. L’esigenza primaria avvertita dai cittadini della Bosnia-Erzegovina è la normalità, cioè vivere in un contesto stabile, sicuro, in cui le principali espressioni etniche, politiche e religiose possano coesistere serenamente”. A dirlo è Marco Di Ruzza, ambasciatore italiano a Sarajevo fino al 2024 e autore del libro “Con la grinta e con il cuore”, intervenendo a un incontro dedicato alla Bosnia ed Erzegovina e al ruolo della cooperazione italiana. Di Ruzza traccia il quadro di un Paese ancora segnato da fragilità strutturali, ma anche da una forte aspirazione al futuro europeo. “La multiculturalità è il tratto più interessante e affascinante della Bosnia Erzegovina – spiega – e deve poter guardare con fiducia a un percorso di integrazione europea. È questa l’unica prospettiva davvero rilevante anche dal punto di vista della sicurezza, soprattutto nell’attuale contesto geopolitico”. Un processo, quello verso l’Unione europea, che secondo il diplomatico può rappresentare anche un fattore di coesione interna: “In un contesto ancora controverso e frastagliato tra le diverse componenti etniche, l’orizzonte europeo è profondamente e unanimemente condiviso. Può fungere da elemento di aggregazione e di riconciliazione. Devono lavorare con decisione su questo obiettivo”. Tra le criticità più evidenti, Di Ruzza sottolinea il forte calo demografico e l’emigrazione: “La Bosnia-Erzegovina registra tassi molto elevati di depauperamento demografico. La diaspora bosniaca è tra le più alte al mondo in rapporto alla popolazione. Questo è legato anche alla percezione diffusa di una situazione ancora fragile”.
Accanto all’analisi geopolitica, il racconto delle esperienze sul campo evidenzia il ruolo della cooperazione internazionale e della società civile. Un punto ripreso anche dalla senatrice del Partito democratico Simona Malpezzi, che invita a cambiare lo sguardo politico sul Paese: “Abbiamo raccontato un modo nuovo di guardare alla Bosnia ed Erzegovina. Spesso ci concentriamo solo sui problemi, che pure sono reali, ma non sulle opportunità”. Per Malpezzi, il lavoro dell’ambasciata, della cooperazione italiana e del terzo settore restituisce un’immagine diversa: “Ci racconta di una società civile italiana impegnata ad aiutare davvero a costruire il futuro di quel territorio. Ci sono volti, storie, esperienze concrete che non possiamo ignorare”. Da qui un richiamo diretto alla politica nazionale, soprattutto in sede di bilancio: “Sta a noi conoscere queste realtà – conclude – perché troppo spesso, quando si discute di legge di bilancio, la cooperazione internazionale non trova spazio. E invece dietro quei capitoli ci sono persone e percorsi che fanno la differenza”.
(PO / Sis)
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