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L’IRAN MOSTRA I MUSCOLI,
L’ULTIMATUM DI TRUMP

L’IRAN MOSTRA I MUSCOLI, <br> L’ULTIMATUM DI TRUMP

L'Iran ha posto sei condizioni per porre fine alla guerra con gli Stati Uniti e Israele: la garanzia che il conflitto non si ripeta, la chiusura delle basi militari statunitensi nella regione, il pagamento di un risarcimento per i danni subiti, la fine della guerra contro tutti i gruppi regionali affiliati, l'attuazione di un nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz e il perseguimento penale e l'estradizione degli operatori dei media anti-iraniani. Lo riferisce l'agenzia di stampa della Repubblica Islamica, Tasnim, all’indomani degli attacchi iraniani che sono riusciti a colpire nel pieno del deserto del Negev, dove, tra diverse cittadine, si trova il reattore nucleare che porta il nome di Shimon Peres. La cupola è stata mancata, ma i feriti sono almeno 50 a Dimonia, centro abitato dell’area, e altrettanti ad Aran. Iron Dome, il potente e sofisticato sistema di difesa dello stato ebraico, è stato bucato e si apre “una nuova fase della battaglia”, scrive oggi su X il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, secondo cui ora “i cieli di Israele sono indifesi: di conseguenza, sembra che sia giunto il momento di attuare i prossimi piani prestabiliti". Sempre ieri l’Iran ha mostrato i muscoli fino a quasi colpire la base anglo-americana sull’isola Diego Garcia, a oltre 4.000 km di distanza. Tre giorni prima dell’inizio degli attacchi israelo-americani, nel pieno dei negoziati, il ministro degli Esteri degli ayatollah, Abbas Araghchi, affermava di aver limitato a 2.000 km la gittata massima dei missili. Ad alzare la posta in queste ore è anche il presidente Usa, Donald Trump, che ora si concentra sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, quel tratto di mare tra Iran e penisola arabica da cui normalmente transita circa il 20% del petrolio e del gas globale e che è di fatto bloccato dall’inizio delle ostilità, lo scorso 28 febbraio, con forti ripercussioni sui prezzi dei carburanti in tutto il mondo. Dopo aver chiesto collaborazione agli alleati della Nato, poi definiti "codardi" perché non disponibili a un impegno anche militare in tal senso, il tycoon lancia un ultimatum all’Iran: se lo Stretto non dovesse essere riaperto entro 48 ore, avvisa sul suo social Truth, gli Usa colpiranno tutte le centrali elettriche iraniane, a partire dalla più grande. Immediata la risposta di Teheran, che promette di agire secondo il principio “occhio per occhio, dente per dente” nel caso in cui la sua rete elettrica dovesse subire attacchi. E l’agenzia Fars, citata da Al Jazeera, ricorda che il defunto capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Ali Larijani, ucciso in un raid israeliano pochi giorni fa, aveva avvertito che "l'intera regione sarebbe rimasta senza corrente entro mezz'ora" se la rete elettrica iraniana fosse stata presa di mira. (22 mar -mol)

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