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direttore Paolo Pagliaro

IN FRIULI UNA NOTTE
DI SCOSSE SISMICHE

IN FRIULI UNA NOTTE <BR> DI SCOSSE SISMICHE

Una sequenza sismica di moderata intensità ha interessato questa notte la zona delle Alpi Carniche, con un epicentro individuato a breve distanza dai centri di Preone e Tolmezzo, in provincia di Udine. Lo sciame ha preso il via alle 21,53 di ieri e si è protratto per l'intera notte, fino all'alba. Secondo i dati dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, sono state contate circa 25 scosse in meno di 9 ore, con una magnitudo oscillante tra lo 0.4 e un vertice di 2.9, registrato alle ore 01,11. Gli ipocentri, localizzati tra i 10 e i 13 km di profondità, hanno concentrato l'energia in un volume crostale limitato a ridosso dell'area montana.

 

Le tre scosse principali sono state rilevate tra le 22 e le 22,47 a sud di Preone. I primi due eventi di rilievo si sono attestati su una magnitudo 2.0 e 2.4 mentre la scossa notturna delle 01,11 (magnitudo 2.9) è stata quella avvertita con maggiore chiarezza. Le vibrazioni sono state percepite distintamente a Majano, Spilimbergo, Moruzzo e Venzone, coinvolgendo anche Tramonti di Sotto, Socchieve, Nimis, Clauzetto, Ravascletto e Villa Santina. Nonostante la preoccupazione, la modesta entità dei fenomeni non ha causato danni. La zona ha mostrato una frequente attività sismica anche nelle scorse settimane. Il 25 marzo scorso una scossa di magnitudo 2.6 era stata segnalata a Valvasone Arzene, nel Pordenonese, a circa 21 chilometri di profondità. Ancora più rilevante era stato l'evento del 19 marzo a Moggio Udinese: con una magnitudo di 3.9 della scala Richter, quella scossa è stata una delle più forti dell'ultimo decennio, percepita in 53 comuni tra Canal del Ferro, Gemonese e Carnia, provocando numerose chiamate al 112. Sotto il profilo geologico, la zona rappresenta uno dei punti di giunzione tettonica più critici dell'arco alpino, dove la microplacca Adriatica preme contro la placca Eurasiatica. Il movimento verso nord della placca Adria genera un accumulo di stress elastico che, superata la resistenza delle rocce, si scarica lungo i sistemi di faglie. Secondo gli esperti si tratta quindi di un fenomeno che rientra nella normale attività geodinamica di una regione che conserva memoria di eventi storici drammatici, dal catastrofico terremoto del 1348 fino al sisma del maggio 1976, che rase al suolo Gemona e Venzone. (15 apr - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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