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direttore Paolo Pagliaro

TRUMP, NUOVI ATTACCHI
A LEONE XIV E ALLA NATO

TRUMP, NUOVI ATTACCHI <BR> A LEONE XIV E ALLA NATO

Il tycoon senza freni. Nell’inarrestabile profluvio di dichiarazioni distruttive verso tutti coloro che, a suo dire, non sono stati al suo fianco nella guerra all’Iran, il presidente americano Donald Trump ha scelto ancora una volta il suo social network, Truth, per ridefinire i confini della politica estera a stelle e strisce, colpendo due pilastri dell'ordine mondiale: il Papato e l'Alleanza Atlantica. Con un primo post pubblicato ieri, Trump ha attaccato frontalmente Papa Leone XIV, il primo pontefice di origini statunitensi, reo di aver criticato l'escalation militare in corso. “Qualcuno per favore può dire a Papa Leone che l'Iran ha ucciso almeno 42.000 manifestanti innocenti e completamente disarmati negli ultimi due mesi, e che per l'Iran possedere una bomba nucleare è assolutamente inaccettabile? Grazie per l'attenzione. L'AMERICA È TORNATA!!! Presidente DONALD J. TRUMP”.  

ALLEANZA IN CRISI. L'attacco al Pontefice si inserisce in un solco di profonda diffidenza che ieri ha colpito duramente anche il governo italiano. In un’intervista esclusiva al Corriere della Sera, Trump si è detto “scioccato” dalla posizione della premier Giorgia Meloni, affermando che la leader italiana “non è più la stessa persona”. Secondo il presidente, Meloni non avrebbe mostrato il coraggio necessario per sostenere l'azione bellica statunitense, schierandosi di fatto in una posizione di eccessiva cautela che Washington interpreta come mancanza di lealtà. Pochi minuti dopo l'affondo sul Papa, Trump ha rincarato la dose contro gli alleati storici: “La NATO non c'era per noi e non ci sarà in futuro! Presidente DONALD J. TRUMP”. Una dichiarazione che suona come una campana a morto per la cooperazione transatlantica, confermando la volontà di procedere in una logica puramente unilaterale nella gestione della crisi mediorientale.

LA GUERRA È "QUASI FINITA": LA STRATEGIA DEL RITIRO E DELLA RICOSTRUZIONE. In un'intervista rilasciata a Fox News, registrata ieri ma con echi che dominano il dibattito di oggi, Trump ha lanciato un messaggio di apparente ottimismo, pur mantenendo un tono di estrema fermezza. Alla domanda se il conflitto con Teheran fosse giunto al termine, ha risposto: “Penso che sia quasi finita. Sì. Voglio dire, la considero molto vicina alla fine”. Dietro questa affermazione si cela una lettura cinica della capacità di resistenza iraniana. Trump ha stimato che un eventuale ritiro delle forze statunitensi in questo momento lascerebbe un vuoto tale da richiedere decenni per essere colmato: “Se me ne andassi adesso, ci vorrebbero 20 anni per ricostruire quel Paese. E non abbiamo ancora finito, ma vedremo cosa succederà. Credo che vogliano a tutti i costi raggiungere un accordo”.  L'obiettivo dichiarato non è la distruzione totale, ma una capitolazione diplomatica che porti a un “regime diverso” nei fatti, se non nella forma. Parlando con ABC News, il presidente ha escluso la necessità di estendere il cessate il fuoco oltre la scadenza della prossima settimana, prevedendo invece uno sblocco improvviso nelle prossime 48 ore: “Penso che assisterete a due giorni straordinari. Ne sono convinto”. La tesi della Casa Bianca è che l'ala radicale del regime sia stata neutralizzata: “Potrebbe finire in entrambi i modi, ma penso che un accordo sia preferibile perché così potranno ricostruire. Ora hanno davvero un regime diverso. In ogni caso, abbiamo eliminato i radicali. Se ne sono andati, non sono più con noi”.

IL BLOCCO NAVALE: L'IRAN SOFFOCA IN MENO DI 36 ORE. Mentre la politica discute, la marina statunitense ha completato la morsa attorno alle infrastrutture vitali della Repubblica Islamica. L'ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), ha annunciato nella notte italiana che il blocco dei porti iraniani “è stato pienamente attuato”. Le operazioni, iniziate lunedì, hanno raggiunto l'efficacia operativa totale in un tempo record: “In meno di 36 ore dall'entrata in vigore del blocco, le forze statunitensi hanno completamente interrotto gli scambi commerciali da e verso l'Iran via mare”. L'impatto economico di questa manovra è potenzialmente devastante, considerando che circa il 90% dell'economia iraniana dipende dal commercio marittimo. Le forze navali statunitensi hanno stabilito una “linea rossa” che si estende dal Kuwait fino al Golfo di Oman, impedendo a qualsiasi imbarcazione, indipendentemente dalla bandiera, di attraccare o salpare dalle coste iraniane. Nonostante la rigidità del blocco, alcune navi cariche di petrolio sono riuscite ad attraversare lo Stretto di Hormuz, segno che la tensione resta altissima in uno dei punti di transito più sensibili del globo.

LA DIPLOMAZIA DI JD VANCE E L'OMBRA DEL SATELLITE CINESE. La partita diplomatica si sposta ora in Pakistan, dove il vicepresidente JD Vance è designato per guidare un potenziale secondo round di colloqui. Sebbene ieri non risultassero piani concreti per un incontro immediato, Trump ha lasciato intendere che “qualcosa potrebbe accadere” a Islamabad tra oggi e domani. Vance, parlando a un evento universitario in Georgia, ha ammesso l'esistenza di una diffidenza strutturale tra le due nazioni che risale a quasi mezzo secolo fa: “Non si può risolvere questo problema dall'oggi al domani. Ma sì, credo che le persone che abbiamo di fronte volessero raggiungere un accordo”. Il vicepresidente si è detto comunque “molto soddisfatto della situazione attuale”, una frase che suggerisce come gli Stati Uniti ritengano di avere il coltello dalla parte del manico grazie al blocco economico. A complicare il quadro è emersa una rivelazione del Financial Times che getta un'ombra scura sulle capacità militari residue di Teheran. Secondo documenti trapelati, l'Iran avrebbe utilizzato segretamente un satellite spia cinese per coordinare attacchi di precisione contro le basi militari statunitensi in Medio Oriente durante le fasi più acute del conflitto. Questa cooperazione tecnologica con Pechino avrebbe fornito ai Pasdaran una capacità di targeting satellitare inedita, spiegando l'accuratezza di alcuni raid contro installazioni aeree americane. Nel frattempo, sul fronte libanese, si registra un timido spiraglio: rappresentanti di Israele e Libano si sono incontrati a Washington per i primi negoziati diretti in decenni. Sebbene le bombe israeliane continuino a cadere sulle postazioni di Hezbollah, l'accordo per proseguire i colloqui offre una flebile speranza che il conflitto regionale non divori definitivamente le ultime possibilità di una tregua strutturale. (15 APR - deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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