– “L'accordo tra Italia e Kyiv sulla produzione dei droni è una scelta molto intelligente, l'Ucraina ha sviluppato dal punto di vista tecnico-concettuale un impiego estremamente innovativo di questi strumenti e gli effetti sul campo sono sotto gli occhi di tutti. Ora deve essere avviato un sistema di crescita industriale anche in Italia”. Lo afferma l'ex capo di Stato maggiore della Difesa e dell'Aeronautica, Vincenzo Camporini, in una intervista a Il Foglio in cui sottolinea che “la potenza tecnica è testimoniata dal fatto che i russi non riescono ad avanzare nonostante una straordinaria superiorità numerica. Questo ci dice quanto possono essere determinanti”. Inoltre evidenzia come “in Italia abbiamo già un'ottima sicurezza nel settore, soprattutto in quello dei sistemi più pesanti: c'è un programma che coinvolge anche Germania e Spagna”, ma specifica che con l'Ucraina il discorso cambia poiché “parliamo di oggetti da impiegare direttamente sul campo di battaglia che hanno un costo molto limitato, sono facili da utilizzare e hanno una incredibile resistenza alle interferenze, quindi alla neutralizzazione di questi oggetti da parte dell'avversario”. Ed osserva che “abbiamo sicuramente delle grandi abilità e mettendo insieme l'esperienza sul campo ucraina con quella tecnica italiana, si può fare qualcosa di molto positivo che porterà a rafforzare il sistema di difesa. Da parte nostra potremmo pensare subito a Leonardo, che è l'azienda leader per lo sviluppo di queste tecnologie, ma ci sono anche molte piccole e medie industrie che ci lavorano con grande competenza”. Secondo il generale si tratta di “un buon matrimonio, perché integriamo sistemi complementari”, dato che “gli ucraini hanno sviluppato tutto il settore, sia in generale, sia con attenzione specifica al comparto dei piccoli droni, un settore che noi non abbiamo approfondito accuratamente nel passato perché ci siamo dedicati a sistemi più complessi e ad alte prestazioni”. Respingendo l'idea di un'Italia potenza secondaria, chiarisce che “l'ecosistema industriale italiano in questo settore non inizia oggi. Abbiamo delle specificità diverse e questo accordo completa soltanto lo spettro delle capacità”. Inoltre spiega che “l'impiego di questi mezzi ha moltiplicato le esigenze produttive. Essendo un'industria turca, Baykar ha qualche difficoltà nel mercato occidentale, ma l'accordo sviluppato tra Baykar e Leonardo ha certamente aperto delle porte”. Infine, sul futuro della produzione nazionale, conclude che “il lavoro svolto fino a ora è sicuramente sufficiente, ma è chiaro che un processo di crescita deve essere avviato e richiederà tempi che non sono epocali ma che devono essere seguiti. È necessario che gli ucraini vengano a verificare cosa siamo in grado di fare e viceversa, una reciproca acquisizione insomma. Questo processo, però, richiede del tempo”. (17 apr - red)
(© 9Colonne - citare la fonte)




amministrazione