La startup texana, già nota per i suoi progetti su mammut lanosi e dodo, sta lavorando da due anni alla resurrezione dell’antilope blu, un grande mammifero africano scomparso intorno al 1800.
C’è un'antilope che potrebbe tornare a correre nelle praterie del Sudafrica dopo oltre due secoli di assenza. È il nuovo capitolo della corsa alla “de-estinzione” firmata Colossal Biosciences, la startup texana già nota per i suoi progetti su mammut lanosi e dodo. L’annuncio è arrivato il 30 aprile: l’azienda sta lavorando da due anni alla resurrezione del bluebuck, o antilope blu, un grande mammifero africano scomparso intorno al 1800. “Stiamo cercando di invertire alcuni dei peccati del passato”, ha spiegato il CEO Ben Lamm in un’intervista alla CNN, richiamando lo sterminio della specie da parte dei coloni europei in appena 34 anni dalla sua prima descrizione scientifica. Il bluebuck era un animale elegante, dal mantello grigio-azzurro e dalle lunghe corna ricurve. Viveva nelle praterie costiere del Capo sud-occidentale, ma tra caccia intensiva, perdita di habitat e competizione con il bestiame, scomparve rapidamente. “È un’estinzione di cui siamo direttamente responsabili”, ha sottolineato anche Beth Shapiro, direttrice scientifica dell’azienda. Il progetto si basa su una strategia ormai collaudata nei laboratori di Colossal: recuperare DNA da reperti museali – in questo caso un esemplare conservato allo Swedish Museum of Natural History – e usarlo per “riscrivere” il genoma della specie più vicina ancora in vita, l’antilope roana. Il risultato non sarà una copia perfetta, ma un animale geneticamente modificato che ne replica i tratti principali. Un “proxy sintetico”, come lo definiscono alcuni critici. Il prossimo passo sarà creare un embrione in laboratorio e impiantarlo in una madre surrogata, sempre roana. La gestazione, assicurano i ricercatori, durerà circa nove mesi. La nascita? “Negli anni a venire, non tra decenni”, promette Lamm. Dietro l’operazione, però, si apre un dibattito che va oltre la spettacolarità scientifica. Per David Mallon, esperto dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), si tratta di “uno sviluppo estremamente interessante”, ma con un impatto limitato sulla conservazione reale: “Ci sono priorità molto più urgenti per salvare specie oggi in pericolo”. Il punto è tutto qui: riportare in vita il passato o salvare il presente? Colossal sostiene che le tecnologie sviluppate – dall’ingegneria genetica alle cellule staminali – potranno essere applicate alle circa 29 specie di antilopi oggi minacciate. «La conservazione, così com’è, non sta vincendo», insiste Lamm. Eppure, resta una domanda difficile da aggirare: ammesso che il bluebuck torni, avrà ancora un mondo in cui vivere? Le praterie che lo ospitavano sono state profondamente trasformate. E la natura, a differenza dei laboratori, non si può semplicemente ricostruire da zero.
(© 9Colonne - citare la fonte)




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