Sullo scontro tra il presidente americano Donald Trump e Papa Leone XIV abbiamo sentito il parere di Luca Castagna, professore associato di storia contemporanea all’Università di Salerno e membro dell’advisory board della Research Initiative on Global Italian Religious Network (GLIRN) presso la New York University. “Il rapporto tra cattolicesimo e USA è molto complesso e, per comprenderlo, bisogna fare un salto indietro” premette Castagna. “Si tratta di un rapporto che nasce da un’anomalia: i cattolici sono sempre stati considerati separati, distinti da una Nazione che – seppur ibridata sin dalla sua genesi – ha per anni visto il suo zoccolo duro riconoscersi nell'acronimo wasp: white, anglo-saxons and protestants. Questa distanza, questo sentimento di alterità si è tradotto - almeno fino agli anni ’40 del Novecento - in una sostanziale esclusione della Chiesta cattolica dai grandi circuiti del potere in una società assolutamente riluttante nel riconoscere al Vescovo di Roma una qualche sorta di potere temporale o, comunque, di influenza anche sul contesto statunitense”. Una presenza come assenza, insomma, che sembra cambiare forma nel 1939, con un riconoscimento progressivo e reciproco tra la l’establishment wasp statunitense e la Chiesa di Roma, che culmina – spiega Castagna – nel 1984, con l’invio di un nunzio apostolico a Washington da parte del Vaticano e di un ambasciatore USA presso la Santa Sede.
“ L’interesse politico per il mondo cattolico – prosegue Castagna - non è recente ed è aumentato con l’aumentare non indifferente del numero dei fedeli. Tuttavia, c’è una distinzione da fare. All’inizio, di questo nuovo bacino elettorale si è appropriato il Partito Democratico, facendo leva su una convergenza tra le istanze riformiste laiche e la dottrina sociale della Chiesa. Solo in un secondo momento, a ridosso del Concilio Vaticano II, il cattolicesimo si è polarizzato dando origine a correnti ideologiche differenti, tra le quali quella ultra reazionaria”. Una polarizzazione che porta con sé anche una divisione – spiega lo studioso – tra una gerarchia ecclesiastica più moderata e una base radicalizzata. Ed è qui che entrano i MAGA: “è in questa esasperazione di alcuni concetti cristiani che dobbiamo inserire l’interesse MAGA per i cattolici e viceversa. Non è un caso che la polemica riguardi soprattutto la moralità della guerra, il concetto di guerra giusta e il problema dell’intervento del Papa nelle questioni politiche”. È questo il terreno più scottante, quello su cui possono giocarsi i voti dei credenti.
La questione dello spazio da concedere al pontefice è tutt’altro che recente che Luca Castagna spiega proponendo un parallelismo paradossale. “Per comprendere i rapporti tra Leone XIV e Trump, può essere utile far riferimento al pontificato del predecessore di Prevost, Leone XIII, un pontefice che molto si è occupato, durante la sua reggenza (1878-1903), dei rapporti con gli Stati Uniti. Un interesse speculare, paradossale, perché come Prevost si dice inquieto della deriva nazionalista del cattolicesimo americano, Leone XIII interveniva nella realtà politica oltreoceano preoccupato delle opposte derive democratiche e ‘troppo’ liberali che la abitavano e che egli credeva potessero snaturare il cattolicesimo”. È in questa ottica di freno alla propaganda ultranazionalista – spiega Castagna - che possiamo dunque interpretare anche l’ammonizione del cardinale Mcelroy a non utilizzare in maniera strumentale il concetto cristiano di “guerra giusta”.
“La gerarchia ecclesiastica statunitense – continua il professor Luca Castagna – sta prendendo le distanze da Trump, ma il problema della divisione interna dei cattolici resta: c’è un cattolicesimo radicale e reazionario ed è quello che vota per Trump”. Anche il tema della fedeltà a Roma –spiega lo studioso – resta un problema non indifferente: “A chi risponde il cattolico americano? Il tema della fedeltà al pontefice è sempre stato al centro del rapporto tra la Chiesa di Roma e gli Usa, in particolar modo nei momenti di crisi. Con l’avvicinarsi delle lezioni del mid-term, rimane una questione aperta”. Più ci si avvicina al voto, dunque, più diventa decisivo il ruolo della Chiesa cattolica nella realtà politica americana. “Sicuramente Trump ignora - conclude Castagna - la natura dei rapporti del suo Paese con la sponda vaticana del Tevere. Prevost, al contrario, mi sembra abbia tutte le intenzioni di esercitare una funzione poltica e diplomatica in maniera razionale e concreta. Al voto si arriverà, ancora una volta, con una forte polarizzazione, ma bisogna anche capire se e come le piattaforme democratiche riusciranno ad intercettare quella parte di cattolicesimo statunitense che non cede alle istanze reazionarie e per certi versi grottesche dei MAGA”.





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