C’è un’Italia che parte e un’Italia che non riesce a essere attrattiva: è il doppio volto delle nuove mobilità al centro dell’ultima giornata dell’Assemblea plenaria del Consiglio generale degli italiani all’estero, oggi nella sede del CNEL. "Gli italiani all'estero non sono solo la memoria della nostra emigrazione, ma una componente viva, dinamica e strategica del Sistema Italia, ed è significativo che proprio qui si sviluppi una riflessione sugli italiani nel mondo e le nuove mobilità", ha detto Claudio Risso, vicepresidente del Cnel, aprendo la plenaria. In questo contesto, CGIE e CNEL hanno rilanciato una collaborazione interistituzionale fondata sul confronto e su una visione condivisa. Risso ha sottolineato il "lavoro comune tra il Cnel e il Cgie, una collaborazione che si colloca nel percorso degli accordi interistituzionali, che disciplinano gli ambiti di cooperazione". Proprio dalla memoria occorre partire per costruire le politiche del presente. In questa direzione, Risso ha consegnato alla segretaria generale del Cgie, Maria Chiara Prodi, un’ampia raccolta di studi sui 50 anni di emigrazione italiana, conservata negli archivi del CNEL. Un patrimonio finora frammentato, oggi digitalizzato e reso accessibile, che ripercorre il passaggio dall’emigrazione di massa a quella qualificata. Tra i progetti in cantiere, ha sottolineato ancora Risso, c'è l'analisi "del contributo economico che le comunità italiane all'estero offrono. Stiamo facendo un primo lavoro di analisi, dobbiamo lavorare insieme e bene per vedere come misurare questo contributo". Il vicepresidente del Cnel ha ricordato che "dal 2011 al 2023 circa 550mila giovani hanno lasciato l'Italia, senza un corrispondente afflusso di giovani da altri paesi. Per questo, il Cnel ha costituito un apposito gruppo di lavoro". "Con il Cgie lavoreremo insieme, per politiche più efficaci, per un laboratorio permanente di idee", ha concluso Risso. La collaborazione tra i due organismi punta anche a definire una mappatura delle principali politiche adottate negli anni per rendere più attrattivo il Paese. L’obiettivo è duplice: da un lato costruire una strategia strutturata di incentivi al rientro, offrendo opportunità concrete a chi vive all’estero; dall’altro individuare interventi mirati per aree tematiche e livelli di governo. “Abbiamo avviato un lavoro di studio e analisi sull'attrattività dell'Italia, che ha portato a un rapporto presentato a dicembre. Quest'attività prosegue quest'anno: vogliamo dar voce ai giovani italiani all'estero attraverso la piattaforma giovaniexpat.it”, ha detto l'economista Luca Paolazzi, coordinatore del gruppo CNEL sull’attrattività dell’Italia per i giovani. La piattaforma, ha sottolineato Paolazzi, ha diversi obiettivi: prima di tutto "dare voce ai giovani attraverso video interviste autoprodotte"; analizzare il fenomeno attraverso "un questionario che riguarda le origini di questi giovani, le ragioni per cui sono andati via, quali sono le carenze del paese e le condizioni per tornare", sottolinea Paolazzi affermando che "il questionario fa da guida". Tra gli obiettivi, anche quello di "creare una comunità per un ascolto continuo". Secondo Paolazzi, si tratta di "un lavoro prezioso per il Cgie, lo scopo è migliorare il paese, che ha bisogno di accelerare in una trasformazione prima di tutto culturale". Durante la plenaria, è stata ripercorso il lungo percorso della nostra rappresentanza all’estero: “La storia delle rappresentanze dell'immigrazione italiana all'estero nasce esattamente 40 anni fa con la creazione dei comitati dell'emigrazione italiana – ha affermato Silvana Mangione, Vicesegretario Generale del CGIE per i Paesi Anglofoni extraeuropei -. Sono essi che attraverso una conferenza del 1988, preparata proprio ‘dentro’ al Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, si inventano il Consiglio Generale degli italiani all'estero. E la prima battaglia del Consiglio Generale degli italiani all'estero, che rappresenta tutto il mondo, è quella di ottenere il voto in loco degli italiani all'estero con l’elezione diretta dei propri rappresentanti. Oggi abbiamo festeggiato tutto questo”. “Non ci può essere futuro senza la consapevolezza di chi si è – è la riflessione di Maria Chiara Prodi -. Tutti quelli che parlano di italiani all'estero in una maniera superficiale non si rendono conto di quanto le comunità hanno costruito in 150 anni di storia: l'amore per il paese che noi mescoliamo a un po' di idealizzazione, un po' di nostalgia, un po' di quello che abbiamo imparato nei paesi di approdo, sia un'energia bellissima che possiamo mettere a servizio del paese e che può restituire anche al nostro paese quel po' di utopia, di sogno, di speranza, di cambiamento di cui tutti abbiamo fame”. “La plenaria del CGIE si è appena conclusa e vuole mandare un messaggio aperto alle istituzioni, alle confederazioni, alle associazioni, ai singoli che vogliono con noi lavorare affinché gli italiani all'estero siano una vera risorsa a servizio del nostro paese. È stato molto importante per me sentire l'appoggio dell'assemblea plenaria in una visione che sin dall'inizio ha caratterizzato il mio mandato – prosegue Prodi facendo un bilancio della plenaria -. Noi siamo, per legge istitutiva, rappresentanti delle comunità italiane all'estero presso tutte le istituzioni che mettono in atto delle politiche per gli italiani nel mondo”. “Come diaspora istituzionalizzata italiana nel mondo, rappresentiamo oltre 7 milioni di persone in mobilità e possiamo, per la nostra storia che abbiamo saputo oggi tracciare fin dalla fine dell'Ottocento, essere veramente un esempio, uno stimolo per tutti”. Secondo Prodi “gli strumenti che abbiamo a disposizione sono infinitamente di più di quelli dei nostri predecessori che cercavano per decenni di dare una istituzionalità alla diaspora, quindi adesso gli strumenti li abbiamo, la visione la abbiamo”. “Abbiamo davanti a noi il rinnovo dei Comites – ricorda Prodi -, ora abbiamo una strada da percorrere insieme con degli strumenti concreti, con delle alleanze molto forti. Ringrazio il CNEL ma ringrazio anche tutti quelli che in questa settimana ci hanno accompagnato in maniera istituzionale. È il momento di lavorare tutti assieme: le difficoltà che avevamo le abbiamo superate e ora è il momento di aprirci al mondo”. (sip - 15 mag)
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