La riunione dei ministri degli Esteri dei BRICS a Nuova Delhi si è conclusa con una conferenza stampa ad alta tensione del capo della diplomazia iraniana, Abbas Araghchi. I media internazionali, in particolare quelli arabi, statunitensi, iraniani, francesi, cinesi, russi e britannici hanno acceso i riflettori sulle posizioni di Teheran, evidenziando il profondo stallo con Washington, il consolidamento dell'asse con Mosca e Pechino e le prime vistose crepe geopolitiche all'interno dello stesso blocco economico. Il fulcro dell'intervento del ministro ha riguardato i complessi e tormentati rapporti con gli Stati Uniti. Araghchi ha ribadito che l’Iran è “concretamente interessato” a proseguire i negoziati solo se la controparte dimostrerà un reale cambiamento di atteggiamento, sebbene Teheran non nutra in questo momento alcuna fiducia nelle intenzioni americane. Il diplomatico ha sottolineato lo sforzo della Repubblica Islamica nel mantenere il cessate il fuoco per dare una concreta possibilità alla diplomazia, ma ha ammesso che ogni trattativa è pesantemente ostacolata dal sospetto reciproco.
Entrando nel dettaglio, Araghchi ha evidenziato il fatto (peraltro già evidente) che le due potenze si trovano pressoché in una situazione di stallo sulla gestione dell'uranio arricchito. Di conseguenza, il ministro ha affermato che l'argomento verrà rimandato alle fasi successive dei colloqui, precisando: “Al momento non è oggetto di discussione né di negoziazione, ma affronteremo la questione in fasi successive”. Il problema centrale rimane la profonda sfiducia verso la Casa Bianca, tanto che il ministro ha affermato esplicitamente che nutria dubbi sulla loro serietà, ma nel momento in cui avremo la certezza che siano seri e pronti per un accordo equo ed equilibrato, procederemo sicuramente con le trattative. Mentre il dialogo con l'Occidente langue, Teheran stringe i legami con i suoi storici partner strategici, Russia e Cina. Araghchi ha confermato di aver discusso con i funzionari del Cremlino in merito alla proposta di Mosca di immagazzinare l'uranio arricchito iraniano, esprimendo sincero apprezzamento per l'intenzione di aiutare del paese. Tuttavia, ha chiarito che l'Iran intende congelare temporaneamente il dossier nucleare nei colloqui con gli Stati Uniti, pur rimanendo pronto a valutare l'offerta russa al momento opportuno. Il ministro ha specificato che “quando arriveremo a quel punto, ovviamente avremo ulteriori consultazioni con la Russia e valuteremo se l'offerta russa può essere d'aiuto o meno”. Al momento, però, “non è una questione da prendere in considerazione”.
Parallelamente, l'Iran ha manifestato una totale apertura verso un ruolo di mediazione da parte di Pechino per risolvere la crisi in Medio Oriente. Araghchi ha rimarcato l'eccellente stato delle relazioni bilaterali dicendo che l'Iran apprezza qualsiasi paese che abbia la possibilità di aiutare, in particolare la Cina. Ha poi ricordato che i due paesi sono partner strategici l'uno dell'altro e che la Repubblica Islamica sa che i cinesi hanno buone intenzioni, motivo per cui qualsiasi cosa possano fare per aiutare la diplomazia sarebbe benvenuta. Il momento di massima frizione diplomatica della giornata ha riguardato però i rapporti interni ai BRICS e il fallimento nell'approvare una dichiarazione ministeriale unanime. Araghchi ha puntato chiaramente il dito contro gli Emirati Arabi Uniti, accusandoli di aver bloccato parti cruciali del documento finale a causa della loro relazione speciale con Israele. Secondo il ministro, l'unico motivo per cui hanno interrotto la dichiarazione finale è stato il loro sostegno a Israele e agli Stati Uniti nella loro “aggressione contro l'Iran”, un comportamento definito “davvero molto deplorevole”. Il capo della diplomazia di Teheran ha concluso il suo duro affondo ammonendo che i paesi della regione “non possono essere protetti dalle forze straniere”, poiché le installazioni militari statunitensi, destinate a garantire la sicurezza di tali alleati, a detta del ministro si sarebbero rivelate “una fonte diretta di instabilità”, e questo “è stato dimostrato durante la guerra”. (15 MAG - deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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