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direttore Paolo Pagliaro

ANTIGONE: CARCERI
AFFOLLATE E ‘’CHIUSE’’

ANTIGONE: CARCERI <BR> AFFOLLATE E ‘’CHIUSE’’

Le carceri italiane sono oggi “più affollate, più chiuse e il governo continua ad aggravare l’emergenza penitenziaria con nuovi reati, aumenti delle pene e nuovi annunci di edilizia penitenziaria, con i numeri che raccontano il fallimento di questo approccio”. È la fotografia scattata dal XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia, dal titolo “Tutto chiuso”, realizzato attraverso 102 visite di monitoraggio svolte negli istituti penitenziari di tutta Italia dall’Osservatorio sulle condizioni di detenzione di Antigone. Il quadro che emerge, spiega l’associazione, è quello di un sistema penitenziario “sempre più lontano dal dettato costituzionale e sempre meno capace di garantire sicurezza”. Al 30 aprile 2026 nelle carceri italiane erano detenute 64.436 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti che si riducono a soli 46.318 posti realmente disponibili. Il tasso reale di sovraffollamento ha così raggiunto il 139,1%. Sono ormai 73 gli istituti con un tasso di affollamento pari o superiore al 150%, mentre in 8 carceri si supera addirittura il 200%. Gli istituti non sovraffollati sono appena 22 in tutta Italia. “Nonostante il governo abbia annunciato da tempo un piano carceri – rileva ancora Antigone - i posti realmente disponibili sono addirittura diminuiti di 537 unità dall’avvio del piano stesso. Nel frattempo, dal 2018 al 2024, i tribunali di sorveglianza hanno accolto oltre 30 mila ricorsi per trattamenti inumani o degradanti subiti dalle persone detenute. Secondo il rapporto, poi, ”l’aumento delle presenze non dipende da un aumento della criminalità”, in quanto i reati in Italia restano sostanzialmente stabili e nei primi mesi del 2025 risultano addirittura in calo dell’8%. Calano anche gli ingressi in carcere e continua a diminuire il ricorso alla custodia cautelare, che oggi riguarda il 24,1% delle persone detenute. “A crescere sono invece le pene più lunghe e gli effetti delle politiche punitive adottate dal governo, che dall’inizio della legislatura ha introdotto oltre 55 nuovi reati, più di 60 aggravanti e oltre 65 aumenti di pena”, mette in luce l’associazione, spiegando che soprattutto il sistema continua a fallire sul terreno decisivo: evitare che chi esce dal carcere torni a delinquere. Oggi solo il 40,8% delle persone detenute è alla prima carcerazione. Il 45,9% è già stato in carcere da una a quattro volte. Il 10,6% da cinque a nove volte. Il 2,7% addirittura più di dieci volte. “È la dimostrazione di un sistema che non reinserisce e, di conseguenza, produce solo più insicurezza”, ribadisce Antigone. Il titolo del rapporto, “Tutto chiuso”, fotografa perfettamente ciò che sta accadendo negli istituti italiani, evidenziano i curatori: oggi oltre il 60% delle persone detenute trascorre quasi tutta la giornata chiusa in cella. Solo il 22,5% si trova in sezioni a sorveglianza dinamica. Negli ultimi mesi circolari del Dap hanno ulteriormente limitato libertà di movimento, attività e aperture verso l’esterno. Nel promuovere queste misure si è fatto spesso riferimento a presunte questioni di sicurezza all’interno degli istituti eppure, proprio a partire da queste misure, è cresciuta la tensione, come dimostrano ancora una volta i dati: le aggressioni contro la polizia penitenziaria sono passate da 2.154 a 2.423 (+12,4%); le aggressioni tra persone detenute sono passate da 3.356 nel 2021 a 5.812 nel 2025 (+73%); gli atti turbativi dell’ordine e della sicurezza sono aumentati del 27,6%. “È la Polizia penitenziaria – afferma Antigone - che deve chiedere un ritorno al carcere aperto”. E, infine, il tragico tema dei suicidi: nel 2025 almeno 82 persone si sono tolte la vita in carcere. Dall’inizio del 2026 i suicidi sono già 24. In meno di un anno e mezzo sono morte suicide 106 persone detenute. Nel solo 2025 ci sono stati anche 254 decessi complessivi, il dato più alto registrato da decenni. Gli atti di autolesionismo restano oltre quota 2.000 ogni 10.000 detenuti: significa che mediamente un detenuto su cinque compie gesti autolesivi. “Questi numeri raccontano una crisi strutturale, non emergenze isolate”, è il giudizio di Antigone. Immediate le reazioni dal mondo politico, con l’opposizione all’attacco del governo: “Di fronte a questo collasso strutturale, la risposta della destra è stata esclusivamente ideologica e punitiva, basata su un populismo penale che ha prodotto oltre 55 nuovi reati, il blocco sistematico delle misure alternative e nessun investimento concreto sull'edilizia, sul trattamento e sulle risorse umane. Non si governa l'emergenza carceraria sventolando nuovi reati o inasprendo le pene per le protesta pacifiche, ma deflazionando la popolazione detenuta, potenziando l'area penale esterna e restituendo dignità e sicurezza a chi in carcere lavora e vive. Il Partito Democratico continuerà a battersi in Parlamento per chiedere al governo misure per affrontare il sovraffollamento e un piano straordinario di assunzioni: la sicurezza dei cittadini e la civiltà del Paese si misurano dallo stato dei suoi istituti di pena, ed oggi il livello di civiltà è sotto i minimi storici”: così Debora Serracchiani, deputata e responsabile nazionale Giustizia del Partito democratico. "I dati denunciati da Antigone rappresentano il palese fallimento di un sistema penitenziario fuori controllo, aggravato dalle pessime norme securitarie del governo Meloni. Sotto Nordio il sovraffollamento è arrivato addirittura al 139,1%. Il dato più drammatico riguarda il numero di bambini costretti a vivere con le madri detenute, passati da 11 a 26, più che raddoppiati in un anno. Anche solo uno sarebbe troppo. Non semplici numeri, ma una vera e propria sconfitta dello Stato di diritto. Dov’è il ministro Nordio? Nessun minore dovrebbe pagare il prezzo dell’ignavia politica o dell’assenza di alternative adeguate alla detenzione delle madri" afferma la senatrice dell’Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Cucchi. (Roc)        

(© 9Colonne - citare la fonte)
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