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UCRAINA, HRYTSAK:
NON CI SARA’ VERA PACE

UCRAINA, HRYTSAK: <BR> NON CI SARA’ VERA PACE

“È stata una notte terribile, una delle peggiori dall’inizio della guerra, una di quelle in cui, alla fine, la sola cosa che puoi augurarti è di essere ancora vivo al mattino”. Così lo storico ucraino Yaroslav Hrytsak sui raid aerei russi in una intervista al Corriere della Sera. “Queste bombe spiegano, ancora una volta, la differenza tra Kiev e Mosca, l’Ucraina prende di mira obiettivi militari, la Russia prende di mira i civili, questo è il punto essenziale”. Hrytsak evidenzia che “non siamo davanti a un episodio isolato ma all’ennesima conferma di una guerra che Mosca conduce anche contro la popolazione, prendere di mira case, quartieri residenziali, persone nel sonno significa violare il diritto internazionale e fare del terrore uno strumento di combattimento, la Russia prova a piegare psicologicamente gli ucraini, finora non ci è riuscita ma certo, la gente è stanca”, “nessun Paese, in una guerra così lunga e così logorante, può farcela contando soltanto sulle proprie forze, è già successo in Europa, fu così nelle guerre in Jugoslavia e nei Balcani, a un certo punto diventa decisivo il sostegno esterno e nel caso ucraino questo significa soprattutto Europa”, “non basta ammirare la resistenza ucraina, bisogna sostenerla, se l’Europa vuole che l’Ucraina continui a reggere, deve capire che questa guerra riguarda anche il futuro della sicurezza europea”. Riguardo alle possibilità di sbloccare le trattative, Hrytsak spiega che “serve una pressione che oggi soltanto Pechino può esercitare davvero, la Cina è il principale alleato di Mosca, come dimostra anche l’ultima visita di Putin, se c’è un attore che abbia una leva reale sul Cremlino, è Pechino, è il grande burattinaio che tira i fili, anche se preferisce farlo senza esporsi troppo”, “questo non significa che voglia fermare la guerra subito, ma nessun altro ha la stessa capacità di spingere Putin verso un tavolo negoziale, tutto il resto, per ora, è diplomazia senza una forza sufficiente a cambiare le cose”. In merito alle iniziative dell'amministrazione statunitense, lo storico afferma che “di sicuro non ha funzionato e in una guerra, quando la diplomazia non produce risultati, questo è già un fallimento, lo dimostra la realtà: gli attacchi continuano, il negoziato non parte, non si vedono cambi di rotta”. Inoltre nota che “c’è un dato politico molto significativo: né Witkoff né Kushner sono ancora venuti a Kiev ma continuano ad andare a Mosca, anche questo dice molto, si è parlato di mediazione, ma senza un vero coinvolgimento dell’Ucraina, una diplomazia che pretende di avvicinare la pace senza passare da Kiev è una diplomazia monca”. E conclude: “Non vedo una vittoria piena né dell’Ucraina né della Russia, non credo a un esito definitivo sul campo, per questo considero più probabile una soluzione alla coreana: non una pace vera, ma un armistizio, una linea di separazione, un conflitto congelato, non risolto, sarebbe una soluzione dura, instabile, imperfetta, e per gli ucraini anche molto amara, ma oggi è l’unico scenario realistico, questa guerra può finire senza vincitori, e senza una vera pace”. (25 mag - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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