Due emendamenti a firma dei deputati di maggioranza Augusta Montaruli (FdI), Simona Bordonali (Lega), Paolo Emilio Russo (FI) e Franco Tirelli (Nm-Maie) intervengono sulla riforma della legge elettorale, toccando il voto degli italiani all'estero e il peso sul premio di governabilità. Il primo emendamento all’articolo introduce un articolo aggiuntivo (4-bis) che riduce da quattro a due le ripartizioni della circoscrizione Estero rilevanti ai fini dell'elezione della Camera (Europa da un lato, Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide dall'altro) mantenendo distinta la disciplina per il Senato, per cui resta una sola circoscrizione. Il secondo emendamento stabilisce che alla lista o coalizione assegnataria del premio di governabilità non possano essere attribuiti complessivamente più di 220 seggi alla Camera (e 113 al Senato), “esclusi quelli conseguiti nella circoscrizione Estero” che dunque non concorreranno alla formazione del premio. Il testo base della riforma - definita nel dibattito parlamentare "Melonellum" - prevede un premio di governabilità di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la coalizione che superi il 42% dei voti validi in entrambi i rami del Parlamento.
VECCHI (PD): LA DESTRA VUOLE ELIMINARE LA RAPPRESENTANZA, CI OPPORREMO
“Siamo sconcertati ma, purtroppo, non sorpresi da quanto sta emergendo rispetto alle intenzioni delle forze del centrodestra a riguardo della legge elettorale per la circoscrizione estero. Si sta infatti preannunciando l’intenzione di abolire le quattro ripartizioni continentali per eleggere gli otto Deputati e i quattro Senatori che devono rappresentare le comunità italiane nel mondo nel Parlamento italiano”. Così a 9colonne Luciano Vecchi, Responsabile per gli italiani nel Mondo del Partito Democratico. “Si propone inoltre di abolire il voto di preferenza. L’intenzione – sottolinea Vecchi - è evidentemente quella di eliminare ogni possibile rappresentanza territoriale, particolarmente ai danni delle Comunità che vivono nell’America settentrionale e centrale e in Asia, Africa e Oceania e di impedire ai connazionali all’estero di scegliere – come è finora avvenuto – i propri rappresentanti in Parlamento (magari per ‘paracadutare’ qualcuno che non ha trovato posto nelle liste in Italia)”. “Si tratterebbe dell’ennesimo e più grave stravolgimento della partecipazione degli oltre sette milioni di italiane e italiani che vivono, lavorano e studiano nel Mondo”. Secondo Vecchi “per le destre italiane sono una ‘minaccia’ da rimuovere. Per il Partito Democratico sono cittadini titolari di diritti e doveri e una risorsa imprescindibile per il presente e il futuro dell’Italia”. “Ci opporremo in ogni modo al blitz che le destre stanno preannunciando – conclude l’esponente democratico - e chiediamo alle Comunità italiane nel Mondo di fare sentire con forza la propria voce contro il gravissimo tentativo di escluderle dalla vita nazionale”.
BILLI (LEGA): L’OBIETTIVO RESTA QUELLO DI TUTELARE LA RAPPRESENTANZA
“La riforma è attualmente oggetto di confronto parlamentare e sono in corso interlocuzioni e approfondimenti sui diversi aspetti del voto degli italiani all’estero. In questa fase preferisco non entrare nel merito delle singole ipotesi, per non interferire con il lavoro e con le mediazioni in corso. L’obiettivo resta quello di tutelare nel modo più efficace la rappresentanza degli italiani all’estero”. Lo ha detto a 9colonne il deputato eletto all’estero Simone Billi, capogruppo della Lega Salvini Premier in Commissione Esteri e presidente del Comitato sugli Italiani nel Mondo.
PORTA (PD): COLPO FINALE AI DIRITTI DEGLI ITALIANI NEL MONDO
“Si tratta del colpo finale alla rappresentanza degli italiani all'estero; sarebbe meglio dire il colpo finale ai diritti degli italiani all'estero da parte di questo governo. Lo avevo detto all'indomani della famigerata legge sulla cittadinanza che in maniera ingiusta, oltre che discriminatoria, ha tolto il diritto di trasmettere la cittadinanza ai figli e ai nipoti dei nostri connazionali all'estero. Avevo detto che il governo Meloni non si sarebbe fermato qui, che avrebbe puntato al cuore delle nostre conquiste, cioè al diritto di voto degli italiani all'estero”. Così a 9Colonne Fabio Porta, deputato del Pd eletto in Sudamerica. “Lo fanno nella maniera peggiore – prosegue Porta -, non possono ovviamente togliere un diritto costituzionale, un diritto ormai sacramentato dalle leggi, ma anche dalla consolidata tradizione elettorale. Diluendo in un'unica circoscrizione il diritto di voto all'estero, tutto ciò diventa quasi impersonale e soprattutto diventa sempre più difficile e complesso il rapporto eletti ed elettori. Una brutta notizia per gli italiani all'estero, l'ennesimo regalo del governo di centrodestra”.
CARÈ (PD): DESTRA OSTILE VERSO GLI ITALIANI ALL’ESTERO
“Quello presentato dalla maggioranza non è un semplice emendamento e non è una riforma: è un atto deliberato di ostilità verso gli italiani all’estero. Ridurre da quattro a due le ripartizioni per la Camera e trasformare, per il Senato, l’intera Circoscrizione Estero in un unico collegio significa cancellare la reale rappresentanza territoriale delle nostre comunità e ridurre il voto di milioni di cittadini a una finzione democratica”. Lo dichiara Nicola Carè, deputato del Partito democratico eletto nella Circoscrizione Estero. “La rappresentanza all’estero ha senso soltanto se mantiene un legame concreto con i territori, con le comunità e con le loro specifiche necessità. Accorpare Paesi e continenti profondamente diversi significa spezzare definitivamente questo rapporto. Nessun parlamentare potrebbe rappresentare efficacemente territori tanto vasti, lontani ed eterogenei, né mantenere un confronto costante con gli elettori”. “La maggioranza vuole costruire collegi sterminati per svuotare il voto di preferenza e consegnare di fatto la scelta degli eletti alle segreterie dei partiti. Un candidato dovrebbe rivolgersi contemporaneamente a comunità distribuite su interi continenti, senza alcuna possibilità concreta di conoscerne i problemi e rendere conto del proprio mandato. Questa non è rappresentanza: è un vero e proprio esproprio democratico”. “Africa, Asia, Oceania e Antartide verrebbero addirittura inglobate insieme a tutte le Americhe in un’unica gigantesca ripartizione. È evidente il disegno politico: condannare intere aree del mondo a scomparire dal Parlamento italiano e trasformare gli eletti all’estero in parlamentari senza territorio e senza una comunità di riferimento”. “Dopo aver colpito la cittadinanza, indebolito i servizi consolari e ignorato le esigenze dei nostri connazionali, il centrodestra prova ora a privarli anche di una reale voce in Parlamento. È la dimostrazione di un’ostilità politica sistematica verso gli italiani all’estero, considerati utili quando promuovono l’Italia e il Made in Italy, ma sacrificabili quando chiedono diritti, servizi e rappresentanza” continua, per poi concludere: “Ci opporremo in ogni sede e con ogni strumento parlamentare a questo scempio istituzionale. Gli italiani nel mondo non sono cittadini di serie B e non permetteremo alla destra di cancellarne la rappresentanza territoriale con un colpo di penna. Se la maggioranza approverà questo emendamento, si assumerà davanti a milioni di connazionali la responsabilità politica e storica di avere demolito il loro diritto a essere rappresentati”, conclude Carè.
ONORI (AZ): SUL VOTO ALL'ESTERO SERVONO OMOGENEITÀ E CHIAREZZA
"Le nostre priorità sono chiare e sono nero su bianco nella proposta di legge che abbiamo presentato sul voto all'estero. Vogliamo garantire ai connazionali un voto sicuro, accessibile ed efficiente. È da lì che deve partire qualsiasi discussione seria sulla riforma". Lo dichiara la deputata di Azione Federica Onori, segretaria della Commissione Esteri. “Se poi si vogliono rivedere anche le ripartizioni territoriali, che il criterio resti però omogeneo tra Camera e Senato. Immaginare divisioni diverse tra le due Camere significherebbe creare confusione per elettori e candidati, senza alcun beneficio", conclude Onori.
MANGIONE (CGIE): RAPPRESENTANZA IN PERICOLO, COSÌ PERDIAMO UN ENORME CONTRIBUTO
Un “attentato alla rappresentanza” italiana all’estero che rischia di diventare “un grave errore non più sanabile”. Secondo Silvana Mangione, Vicesegretario Generale del Consiglio generale degli Italiani all’estero per i Paesi Anglofoni extraeuropei, la proposta di riforma della legge elettorale della Circoscrizione Estero è un “insulto alla Costituzione italiana” che priverebbe il nostro Paese “dell’enorme contributo dell'Italia fuori d'Italia”. L’articolo 3 della Costituzione “stabilisce la piena uguaglianza di tutti i cittadini italiani, ovunque essi siano, perché non ci discrimina in alcun modo in base alla realtà geografica in cui risediamo. Ma il calcolo fatto a tavolino per riguadagnare alla destra un paio di eletti - eliminando di fatto dal diritto alla rappresentanza gli italiani residenti nei quattro Paesi di mia competenza Australia, Canada, Stati Uniti e Sudafrica - verrebbe concretato dalla creazione dei due maxi-collegi alla Camera e uno solo al Senato”, afferma Mangione a 9Colonne. Secondo la Vicesegretaria Generale del CGIE per i Paesi Anglofoni extraeuropei, “la maggioranza attuale non vuole ricordare, o forse non sa, che il percorso per arrivare all'attuale legge che regola il voto degli italiani all'estero è iniziato addirittura nel 1988, con una legge a prima firma Tremaglia per istituire l'AIRE - l'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero, che erano stati stralciati dagli elenchi elettorali per non aver votato per più volte di seguito, dal momento che per votare bisognava recarsi in Italia. Ci vollero poi 8 anni (dal 1993 al 2001), per ottenere le modifiche alla Costituzione italiana che hanno consentito agli italiani all'estero di votare in loco a partire dalle elezioni del 2006 ed eleggere i propri diretti rappresentanti. Esisteva già il CGIE – ricorda Mangione -. Lavorammo tutti insieme, in particolare con Piero Fassino, Giovanni Bianchi e Mirko Tremaglia, con l'aiuto del costituzionalista Leopoldo Elia per arrivare anche alla legislazione ordinaria, che creava le quattro ripartizioni geografiche e garantiva almeno un senatore e un deputato a ognuna di esse”. Ora, con quella che la vicesegretaria generale del CGIE definisce una proposta “inaccettabile, insultante e poco illuminata”, “si eliminerebbero di fatto i rappresentanti di 4 Paesi che, in modo diverso, sono parte del G7, del G20, del Commonwealth Britannico e del BRICS, nazioni il cui peso geopolitico ed economico è fondamentale nel difficile momento storico che stiamo vivendo. È davvero pronta l'Italia a correre questo pericolo? È davvero cosciente del rischio di perdere l'apporto del soft power culturale ed economico della presenza a pieno titolo dei cittadini italiani residenti nel nostro estero anglofono extraeuropeo? Mi auguro di no, perché si tratterebbe di una grave errore non più sanabile”. L’accusa, anche alla luce della modifica della legge sulla cittadinanza, è quella di tagliare i ponti con gli oltre sette milioni di italiani che vivono fuori i confini nazionali. Prosegue Mangione: “Non esiste alcuna possibilità che il voto espresso dagli iscritti all'AIRE non residenti in Sud America possa consentire l'elezione nemmeno di un deputato. Non comprendo come la cecità politica nel considerare così importante e urgente un minimo aumento del numero di propri deputati e senatori, in particolare ai fini dell'elezione del prossimo Presidente della Repubblica, possa convincere l'attuale area di Governo a perdere, molto rapidamente e per sempre (dati anche gli effetti dell'attuale legge sulla cittadinanza dei nati all'estero), l'enorme contributo dell'Italia fuori d'Italia”. Una proposta, quindi, considerata “non sanabile”, che Mangione rispedisce al mittente con l’invito ad “adottare i suggerimenti del CGIE per la messa in sicurezza del voto”.
PICCIANI (CGIE): RIFORMA SBAGLIATA, NON TIENE CONTO DELLE DIFFERENZE TRA COMUNITA’
“Ritengo la proposta di revisione della legge elettorale estero profondamente sbagliata”. Lo ha detto a 9colonne Massimiliano Picciani, Consigliere del Consiglio generale degli Italiani all'estero, eletto in Europa. “La rappresentanza parlamentare degli Italiani all'estero infatti – sottolinea Picciani - nasce nel 2001 come ‘diritto di tribuna’ delle comunità (al plurale) italiane all'estero presso il Parlamento nazionale, da cui il carattere proporzionale con preferenze della legge, e la presenza di più ripartizioni, che non ricalcano solo semplici aree geografiche, ma anche comunità profondamente diverse da loro, per storia, composizione, dinamiche, e grado di integrazione nel Paese di insediamento”. Secondo il consigliere del Cgie “andare ora verso una ripartizione unica al Senato, e una sola ripartizione extra-Europa alla Camera, significa non tenere in conto le grandissime differenze che ci sono oggi tra i connazionali residenti a Dubai o Buenos Aires, a Parigi e Boston, a Sydney e Berlino. Sono infatti proprio queste differenze geografiche che fanno la ricchezza dell'italianità all'estero e che necessitano di essere espresse in Parlamento - in un'ottica appunto di ‘diritto di tribuna’ - con una diversità rispettosa delle specificità locali”. “Osservo peraltro che, con questa nuova proposta di legge, mantenere le preferenze in uno schema di ripartizione unica significa che le comunità storicamente più organizzate politicamente potranno esprimere loro rappresentanti, mentre tutti i voti delle comunità di insediamento più recente, e quindi più ‘frammentarie’ per struttura, rischiano di diventare di fatto invisibili, recando un ulteriore danno alla rappresentanza delle comunità all'estero, già fragilizzata dal taglio dei parlamentari avvenuto con la scorsa tornata elettorale. Sollecito quindi il legislatore a mantenere la legge 259/2001 così com'è oggi”, conclude Picciani.
REMIGI (CGIE): RAPPRESENTANZA INDEBOLITA, GLI EMIGRATI SONO UNA RISORSA
“Guardo con grande preoccupazione a questo emendamento perché penalizza la rappresentanza politica degli italiani all’estero. L’accorpamento delle quattro ripartizioni della Circoscrizione Estero in sole due macroaree alla Camera mette insieme realtà profondamente diverse per storia, dimensioni e bisogni, rendendo inevitabilmente più difficile una rappresentanza realmente vicina alle comunità. Il rischio è quello di allontanare gli eletti dai territori che sono chiamati a rappresentare”. Così a 9Colonne Elena Remigi, Consigliera del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero, eletta nel Regno Unito. “Dopo i recenti interventi, a partire dalle modifiche alla normativa sulla cittadinanza, che hanno fortemente inciso sui diritti degli italiani all’estero, questa proposta dà l’impressione di considerare ancora una volta le nostre comunità come una realtà marginale, anziché una risorsa per il Paese – sottolinea Remigi -. Per questo ritengo che qualsiasi riforma debba andare nella direzione opposta: rafforzare la rappresentanza degli italiani nel mondo, non indebolirla. Su un tema così delicato sarebbe inoltre fondamentale un confronto preventivo con il CGIE e con gli organismi di rappresentanza delle comunità italiane all’estero, nel pieno rispetto del loro ruolo istituzionale e delle prerogative che la legge attribuisce loro”.
TADDONE (CGIE): INDEBOLITO IL LEGAME TERRITORIALE, VINCONO LE LOGICHE DI PARTITO
“La riforma del voto all'estero promossa dal Governo Meloni ha il chiaro obiettivo di snaturare il voto degli italiani residenti all'estero e di indebolire il legame territoriale dei parlamentari con le comunità che rappresentano nel mondo. A guadagnarci sono le logiche di partito, a perderci è la vera rappresentanza”. Lo ha detto a 9colonne Daniel Taddone, Consigliere del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero, eletto in Brasile. “Il metodo di voto, tuttavia, rimane invariato. Pertanto, la proposta non apporta alcun miglioramento né introduce cambiamenti positivi per gli elettori all'estero. Arriveremo alla fine dei cinque anni di questa legislatura senza aver visto nemmeno una misura positiva per gli italiani all'estero”, conclude Taddone.
VACCARO (CGIE): RAPPRESENTANZA A RISCHIO
“Ancora una volta gli italiani residenti all’estero si trovano al centro di un dibattito che riguarda direttamente i loro diritti costituzionali. E, ancora una volta, emerge la sensazione che milioni di connazionali vengano considerati cittadini inferiori, ai quali si riconoscono formalmente gli stessi diritti dei residenti in Italia, ma che nella pratica continuano a essere oggetto di limitazioni, diffidenze e discriminazioni”. Così in una nota Carmelo Vaccaro Consigliere CGIE per la Svizzera. “Il tema riguarda la riforma della legge elettorale per la Circoscrizione Estero e, più in generale, il sistema di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo. Un sistema che coinvolge i Comitati degli Italiani all'Estero (Com.It.Es.), il Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (CGIE) e i dodici parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero (8 alla Camera e 4 al Senato), organismi istituiti proprio per garantire un collegamento stabile tra lo Stato italiano e le sue comunità oltre confine. Da anni si parla della necessità di riformare il voto all'estero. È un'esigenza reale, soprattutto alla luce delle criticità emerse nelle ultime consultazioni elettorali, che hanno evidenziato episodi di irregolarità, problemi organizzativi e vulnerabilità del sistema del voto per corrispondenza. Nessuno mette in discussione la necessità di rendere le procedure più sicure, trasparenti e affidabili. Il problema nasce quando, con il pretesto della sicurezza, si rischia di comprimere un diritto costituzionalmente garantito” sottolinea Vaccaro. “I parlamentari dell'opposizione eletti nella Circoscrizione Estero stanno conducendo una battaglia all'interno della Commissione Affari Costituzionali della Camera affinché qualsiasi riforma mantenga saldo il principio della piena uguaglianza tra tutti i cittadini italiani, indipendentemente dal luogo in cui risiedono. Tuttavia, il percorso legislativo procede con estrema lentezza e il confronto politico lascia intravedere profonde divergenze. Da una parte vi è chi sostiene la necessità di rafforzare i controlli; dall'altra chi teme che alcune modifiche possano trasformarsi in strumenti capaci di limitare la partecipazione elettorale degli italiani all'estero. A mio giudizio, - sottolinea Vaccaro - la questione dovrebbe essere affrontata partendo da un principio molto semplice: la sicurezza del voto e il diritto al voto non sono valori alternativi, ma devono convivere. Rafforzare uno non può significare indebolire l'altro. È quindi auspicabile introdurre anche strumenti tecnologici moderni, procedure di verifica più rigorose, sistemi di tracciabilità del materiale elettorale e controlli più efficaci lungo l'intero iter del voto: dalla stampa delle schede, che dovrebbero essere stampate tutte esclusivamente in Italia dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, fino alle operazioni di scrutinio finale. Ogni intervento volto a rafforzare la sicurezza e la trasparenza del sistema è certamente condivisibile, purché non trasformi il voto degli italiani all'estero in un percorso a ostacoli o, peggio ancora, in un diritto esercitabile solo da una parte degli aventi diritto” continua Vaccaro. “A questo proposito, - aggiunge il Consigliere CGIE per la Svizzera - non posso non richiamare la becera e discutibile scelta dell'opzione inversa, introdotta per le elezioni dei Com.It.Es., che obbliga gli elettori a manifestare preventivamente la volontà di votare. Un meccanismo che, nei fatti, ha determinato un drastico calo della partecipazione elettorale, trasformando un diritto costituzionale in un adempimento burocratico aggiuntivo e limitando la rappresentatività degli organismi eletti”. “Su questo e altri punti si concentrano molte delle osservazioni avanzate dalle opposizioni. Una delle principali preoccupazioni riguarda l'ampia delega che potrebbe essere attribuita al Governo nella definizione delle modalità di voto. Secondo numerosi osservatori, il Parlamento dovrebbe invece indicare con precisione principi e limiti della riforma, evitando interpretazioni future che possano modificare in maniera sostanziale il sistema elettorale senza un adeguato dibattito democratico. Ciò che lascia maggiormente perplessi è però il clima di diffidenza che troppo spesso accompagna il dibattito sul voto all'estero. – secondo Vaccaro - Ogni volta che si affronta questo tema sembra quasi che milioni di italiani residenti fuori dai confini nazionali debbano continuamente dimostrare di meritare gli stessi diritti dei connazionali che vivono in Italia. Una presunzione che appare ingiusta e profondamente offensiva. Gli italiani all'estero non hanno mai interrotto il proprio legame con il Paese. Al contrario, rappresentano una straordinaria risorsa economica, culturale, sociale e diplomatica. Sono ambasciatori naturali dell'Italia nel mondo, promotori della lingua italiana, della cultura, del Made in Italy, delle nostre imprese e delle nostre eccellenze. Grazie alla loro presenza vengono costruiti ogni giorno rapporti economici, commerciali e istituzionali che contribuiscono alla crescita del nostro Paese. Eppure, quando si tratta di riconoscere pienamente i loro diritti, troppo spesso prevale una visione miope”.





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