Dall’aula del Senato ok con 92 sì, 63 no e 2 astenuti all’articolo 6 della riforma elettorale, introdotto nel corso dell’esame della Camera, che ridisegna la circoscrizione Estero. L’articolo interviene sulla disciplina del voto degli italiani all’estero prevedendo, per l’elezione dei deputati, la riduzione a due delle ripartizioni della circoscrizione Estero. L’elezione dei senatori avviene in un unico collegio costituito dall’intera circoscrizione Estero. Respinte tutte le proposte emendative delle opposizioni, e anche quelle del senatore di FdI Roberto Menia. Con 91 sì, 60 no e 2 astenuti l’aula del Senato ha anche approvato l’articolo 7 della riforma, introdotto nel corso dell’esame della Camera, che interviene sulla disciplina del voto degli italiani all’estero prevedendo: l’esenzione, a talune condizioni, delle sottoscrizioni per la presentazione delle liste di candidati nella circoscrizione Estero; la modifica della disciplina relativa al materiale elettorale, prevedendo, tra l’altro, che il certificato elettorale sia corredato di un tagliando recante un codice alfanumerico a lettura ottica identificativo dell'elettore; alcune modifiche alle operazioni di scrutinio conseguenti a quelle relative al materiale elettorale; l’inasprimento della pena per il reato di voto doppio. Respinti gli emendamenti presentati dalle opposizioni. “Oggi speravo che un governo di centrodestra, dopo vent'anni di rappresentanza parlamentare di eletti all'estero, potesse celebrare quello che era il lavoro dell'onorevole Mirko Tremaglia, che invece oggi stiamo distruggendo”, attacca in aula il senatore Pd eletto all’estero Francesco Giacobbe. Secondo il senatore, la nuova configurazione determinerebbe la concreta scomparsa della rappresentanza parlamentare del cosiddetto ‘resto del mondo’, compresi il Nord America, l’Africa, l’Asia e l’Oceania, lasciando di fatto spazio soltanto alle comunità numericamente più forti dell’Europa e del Sud America. “Il risultato è chiaro: intere aree del mondo rischiano di non eleggere più alcun rappresentante. Gli italiani all’estero finirebbero per essere rappresentati quasi esclusivamente dagli eletti europei e sudamericani, mentre comunità importanti e storiche, a partire da quella del Nord America, perderebbero la propria voce in Parlamento”, ha sottolineato Giacobbe. Particolarmente critica, secondo il parlamentare del Pd, è la previsione di un unico collegio mondiale per il Senato. “Si vorrebbe creare una sorta di ‘senatore del mondo’, chiamato a rappresentare cittadini distribuiti in tutti i continenti. Ma nessun senatore potrà conoscere realmente, raggiungere e mantenere rapporti costanti con le comunità italiane dell’intero globo, caratterizzate da problemi, distanze ed esigenze profondamente differenti”. Con 8 sì, 87 no e 55 astenuti l’aula del Senato ha respinto un emendamento presentato dal senatore di FdI Menia all’articolo 6. Emendamento ritirato dal proponente, in quanto aveva ricevuto il parere contrario del governo, che aveva invitato Menia al ritiro ed era stato dichiarato improcedibile dalla V Commissione (“Non comprendo ma ritiro”, il commento di Menia) ma poi è stato posto al voto in aula in quanto sottoscritto dal senatore di Iv Ivan Scalfarotto. “La mia proposta era una riflessione: usiamo il vecchio metodo delle provinciali, con cui entra il miglior numero elettorale, cioè la miglior percentuale. Capisco che questo sistema collide di fatto con tutto il resto, però la specificità dell'estero - secondo me - doveva portare a una riflessione ulteriore”. “Poco fa – afferma Menia in aula - ho sentito richiamare la memoria dell'onorevole Tremaglia, al quale volevo molto bene. Ricordo che nel 2001, quando la legge sul voto all'estero fu approvata e lui poi si rivolse al cielo salutando suo figlio che non c'era più, chiese a me di fare la dichiarazione di voto: ero alla Camera e quello era il Gruppo Alleanza Nazionale. Pertanto, quel lascito e quel portato li ho nel cuore e credo sia stata una cosa bellissima. È questo il motivo per il quale, anche se in solitaria, ho ritenuto di presentare tre soli emendamenti: due sostanzialmente analoghi e un altro. A che cosa servivano nel mio modo di ragionare? Servivano a dare un elemento in più di riflessione al governo stesso”. Respinto con 55 sì, 87 no e 7 astenuti anche un altro emendamento del senatore Menia, che prevedeva l’obbligo di residenza all’estero per i candidati nella circoscrizione Estero, ritirato dal proponente su invito del governo ma posto al voto in aula perché fatto proprio dal M5S. (Roc)
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