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direttore Paolo Pagliaro

TROPPI NO-VAX, A NY
TORNA IL MORBILLO

TROPPI NO-VAX, A NY <BR> TORNA IL MORBILLO

L’allarme che non ti aspetti. Dopo l’ennesima emergenza ebola in Congo, mentre sono ancora freschissimi i titoli sui sospetti casi di peste in Russia, anche dagli Stati Uniti, e in particolare dal New York e dalla Pennsylvania, giunge un sorprendente allarme sanitario. Questa volta al centro della scena c’è un virus che si pensava debellato: il morbillo. Eppure, i numeri diffusi dalle autorità sanitarie di Washington raccontano un'altra storia, portando il totale dei contagi vicinissimo alla soglia dei quattromila casi dall'inizio dell'anno, con focolai che continuano a moltiplicarsi in decine di Stati.

IL COLLASSO DELLA “SOGLIA DI GREGGE” E IL FOCOLAIO AMERICANO. Il ritorno del “morbillivirus” oltreoceano rappresenta un segnale d'allarme che travalica i confini della profilassi medica quotidiana. Nel solo Stato della Pennsylvania, i casi confermati sfiorano quota mille, accompagnati purtroppo dai primi decessi legati alle complicazioni dell'infezione registrati negli ultimi tre decenni. La causa principale di questa recrudescenza non risiede in una mutazione genetico-patogena dell'agente virale, bensì nel progressivo e inesorabile calo della copertura vaccinale. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha ricordato a più riprese che per arrestare la circolazione di un patogeno così altamente contagioso è necessario mantenere una copertura del vaccino trivalente MMR pari o superiore al 95% della popolazione. Negli Stati Uniti, tuttavia, la quota di bambini coperti all'ingresso della scuola dell'obbligo è scesa pericolosamente sotto questa soglia di sicurezza, toccando in alcune aree rurali livelli inferiori all'88%.

IL PARADOSSO DEL MONDO SVILUPPATO: L'ESITAZIONE E LA RETORICA NO-VAX. A spingere l'Occidente verso questa vulnerabilità non è la mancanza di risorse, ma la diffusione capillare del dissenso ideologico contro la profilassi e l'avanzata delle posizioni no-vax. Fenomeni di disinformazione e la politicizzazione dei temi scientifici (si pensi al periodo del Covid proprio negli Usa, quando la politica no-vax era sinonimo di sostegno a Trump) hanno minato la fiducia della cittadinanza nei confronti degli enti regolatori e delle autorità di sanità pubblica. Quando il sospetto sostituisce la validazione scientifica, intere comunità si scoprono improvvisamente prive di protezione contro malattie la cui memoria storica era andata perduta. L'infezione da morbillo, erroneamente derubricata dall'opinione pubblica a un banale malanno dell'infanzia, comporta in realtà rischi concreti di encefalite, polmonite acuta e un generale fenomeno di “amnesia immunitaria” che lascia i guariti esposti ad altri agenti patogeni per anni.

LA CARENZA STRUTTURALE NEI PAESI A BASSO REDDITO. Se nel mondo occidentale l'emergenza è alimentata dal rifiuto consapevole dei sieri, nei Paesi in via di sviluppo la dinamica è diametralmente opposta e speculare. Negli Stati dell'Africa subsahariana e nelle regioni più povere del Sud-Est asiatico, decine di milioni di bambini rimangono non vaccinati a causa dell'assenza cronica di catene del freddo efficienti, delle difficoltà logistiche nella distribuzione delle dosi e del sottofinanziamento dei sistemi sanitari nazionali. Gli ultimi dati dell'OMS e dell'Unicef stimano che oltre 22 milioni di neonati abbiano mancato la prima dose di vaccino, creando ampie sacche di popolazione sprovviste di anticorpi e lasciando il pianeta in uno stato di costante esposizione a epidemie ricorrenti.

LE TENSIONI IN RUSSIA E LA PAURA DEI PATOGENI STORICI. Ad amplificare il quadro di inquietudine globale contribuiscono le notizie diffuse negli ultimi giorni dalla Russia, dove nei territori orientali e nelle aree rurali le autorità hanno dovuto disporre quarantene locali e controlli straordinari per contenere focolai di peste bubbonica e infezioni da carbonchio. Pur trattandosi di zoonosi endemiche trasmesse da roditori o dal contatto con bestiame infetto, ogni riaffiorare di malattie legate al passato riaccende l'ossessione per eventi pandemici su larga scala. Gli esperti di biosicurezza tendono tuttavia a ridimensionare l'impatto di questi casi specifici: a differenza dei virus respiratori ad alta trasmissibilità, patogeni batterici come Yersinia pestis sono oggi efficacemente trattabili con i normali antibiotici, a patto che la diagnosi sia tempestiva e l'isolamento dei contatti immediato.

IL PIANETA È DAVVERO A RISCHIO PANDEMIA? Di fronte all'accavallarsi di focolai di ebola in Africa, risvegli di malattie antiche in Eurasia e il ritorno del morbillo in America e in Europa, la domanda sorge spontanea: il pianeta si trova nuovamente sull'orlo di un'emergenza globale catastrofica? La risposta della comunità scientifica internazionale richiede distinzioni di metodo. Se per patogeni come il morbillo il rischio non è una “nuova pandemia” ma la perdita dei traguardi di eradicazione conquistati nel secolo scorso, la vera insidia sanitaria globale rimane legata ai virus respiratori emergenti ad alto potenziale zoonotico. Il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha sottolineato a più riprese la delicatezza della fase attuale: “Il morbillo è chiamato il virus canarino nella miniera di carbone della profilassi, perché la sua estrema contagiosità evidenzia subito le falle nella rete di protezione sanitaria. Se non colmiamo le lacune vaccinali nelle comunità vulnerabili, rischiamo di vanificare decenni di progressi nella tutela della vita umana”. Le conclusioni da trarre dai casi americani e dalle vicende internazionali non risiedono dunque nel panico irrazionale per ogni singola epidemia locale, bensì nella constatazione che la sicurezza sanitaria globale è un equilibrio fragile. Senza un rilancio deciso delle campagne di immunizzazione di massa nel mondo sviluppato e senza un sostegno strutturale alla distribuzione dei farmaci nei Paesi poveri, l'umanità continuerà a rimanere esposta alle conseguenze drammatiche di malattie ampiamente prevenibili. (6 OTT – deg)

 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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