A Oleshky “gli abitanti hanno esaurito tutte le scorte alimentari. Hanno mangiato persino i cani e i piccioni, perché non è rimasto praticamente nulla. Di tanto in tanto qualche drone riesce a consegnare una piccola quantità di viveri, ma è assolutamente insufficiente. La situazione è gravissima". Lo afferma, in una intervista a Il Messaggero, il nunzio apostolico a Kiev Visvaldas Kulbokas commentando l’appello del Papa. "Siamo in una zona vicinissima alla linea del fronte, lungo il Dnepr, che in questi anni ha sofferto enormemente. Adesso, però, non arrivano praticamente più rifornimenti, nemmeno dal territorio controllato dai russi, perché l'intensità dei combattimenti impedisce qualsiasi movimento. Quel sacerdote non riesce più neppure a telefonarmi. Credo che manchi anche l'elettricità". Mons. Kulbokas sulla consegna degli aiuti spiega che "i volontari, sia russi sia ucraini, ci provano. Ma quando gli ucraini individuano un drone russo cercano di abbatterlo, e lo stesso fanno i russi con quelli ucraini. È quindi difficile che un drone carico di viveri riesca ad arrivare a destinazione. Per dare un'idea della situazione, è come se gli abitanti di Oleshky vivessero su un'isola, completamente separati, senza collegamenti con il resto del mondo". Quanto alle possibilità di fuga della popolazione "qualcuno ci riesce, ma affrontando rischi enormi. Le persone sono costrette ad attraversare territori minati, percorrendo strade sulle quali possono trovarsi ordigni inesplosi. È una situazione che riguarda gran parte altre aree. Non si può mai sapere dove si trovino le mine" e aggiunge che "in passato, quando i combattimenti erano meno intensi, alcuni passaggi erano possibili. Adesso l'intensità del fuoco impedisce ai volontari di entrare e ai civili di uscire", "l'unica soluzione è un cessate il fuoco concordato da entrambe le parti. Bisognerebbe individuare una zona sicura, stabilire un corridoio e sospendere le ostilità almeno per due o tre giorni. Solo così si potrebbero far arrivare i rifornimenti ed evacuare le persone che desiderano andarsene”, “nei mesi scorsi né la Croce Rossa né l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari sono riusciti a ottenere le garanzie di una sospensione di fuoco in quella zona, da ambo i lati, e le autorizzazioni necessarie. Forse anche un intervento del presidente Donald Trump potrebbe rappresentare un tentativo importante". Sull'impatto dell'appello papale, il nunzio rimarca: "Sono molto contento che il Papa abbia deciso di intervenire, perché siamo davanti a un'emergenza gravissima. Inoltre si tratta di una richiesta molto concreta, e proprio per questo potrebbe essere più facile trovare una soluzione. C'è sempre la speranza che venga ascoltata. Vedremo quali risultati porterà. Non dobbiamo però dimenticare che Oleshky non è l'unica località in queste condizioni" concludendo infine con un richiamo ad altri territori in sofferenza: "Penso ai villaggi intorno a Kramatorsk. Non stiamo parlando di grandi negoziati politici, ma della possibilità di portare cibo e di consentire ai civili di lasciare la zona. È una questione umanitaria elementare. Una corsa contro il tempo. Per questo la richiesta del Papa è tanto importante. Speriamo venga ascoltata". (19 ott - red)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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