Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

MEDIO ORIENTE, VERSO
NUOVA ESCALATION

MEDIO ORIENTE, VERSO <BR> NUOVA ESCALATION

Una petroliera in fiamme nello Stretto di Hormuz, nuove minacce tra Teheran e Washington e un'escalation degli scontri tra Arabia Saudita e Houthi nello Yemen. La crisi mediorientale ha registrato nuovi sviluppi nelle ultime ore, mentre gli Stati Uniti hanno diramato un'allerta ai propri cittadini in dodici Paesi della regione, avvertendo del rischio di un allargamento delle ostilità. In Iran, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha risposto alle dichiarazioni del presidente americano Donald Trump e del premier israeliano Benjamin Netanyahu, mettendo in guardia contro una nuova offensiva militare. "L'ultima volta che avete voluto portare a termine il lavoro, l'Iran ne è uscito ancora più forte. Volete riprovarci? Accomodatevi. Ma fate attenzione: anche noi abbiamo dei lavori incompiuti", ha scritto Araghchi, accusando Netanyahu di voler trascinare Washington in un'altra guerra per ragioni politiche personali. A rendere più delicato il confronto è stato un nuovo incidente nello Stretto di Hormuz. I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno annunciato che una petroliera ha urtato una mina nella parte meridionale dello stretto, provocando un'esplosione e un incendio nella sala macchine. Secondo la ricostruzione dei pasdaran, l'imbarcazione stava percorrendo una rotta non autorizzata con i sistemi di localizzazione disattivati. Non sono stati comunicati il nome della nave né il Paese di provenienza. Teheran ha ribadito che le imbarcazioni che attraversano Hormuz senza rispettare le disposizioni iraniane saranno sottoposte a misure severe. Prima dell'inizio della guerra, il 28 febbraio, attraverso il passaggio marittimo transitava circa un quinto degli idrocarburi mondiali. 

Sul rischio di un nuovo conflitto tra Iran e Stati Uniti, un'inchiesta della CNN ha riferito che il Pentagono ha elaborato ulteriori piani di attacco contro infrastrutture energetiche e siti nucleari iraniani, contemplando anche il possibile impiego della GBU-43/B, la più potente bomba convenzionale dell'arsenale americano. Si tratta di opzioni militari, non di operazioni autorizzate. Trump ha dichiarato di non voler intraprendere nuove azioni prima delle elezioni americane del 3 novembre, ma alcuni consiglieri della Casa Bianca, citati dall'emittente, hanno espresso incertezza sulla definitività di questa posizione. Da parte iraniana, i vertici militari hanno annunciato di aver preparato nuove capacità offensive e minacciato di estendere gli attacchi a infrastrutture energetiche, centri dati e installazioni tecnologiche nella regione. Secondo l'analista Ali Vaez, dell'International Crisis Group, il rischio è che le minacce di Teheran, concepite come deterrente, vengano interpretate da Washington come provocazioni. Le tensioni hanno investito anche il settore tecnologico. Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha invitato governi, fondi e imprese regionali a interrompere finanziamenti e collaborazioni con società attive nell'intelligenza artificiale e nella gestione dei dati che, secondo Teheran, sostengono le operazioni militari contro l'Iran. Ghalibaf ha minacciato contromisure nei confronti di chi continuerà a fornire risorse, partecipazioni societarie, terreni o energia a queste aziende. Intanto il Parlamento iraniano ha approvato la nomina di Mehrdad Akhlaghi Ketabchi a ministro della Difesa, con 237 voti favorevoli e 15 contrari. Il nuovo responsabile dovrà occuparsi della ricostruzione dell'apparato militare-industriale colpito dagli attacchi israelo-americani. 

Un altro fronte critico è quello yemenita. Secondo l'agenzia Saba, controllata dagli Houthi, un bombardamento saudita contro un'abitazione nel governatorato settentrionale di Saada ha provocato almeno nove morti e 16 feriti, prevalentemente donne e bambini. In Arabia Saudita, la protezione civile ha riferito che un proiettile attribuito ai ribelli ha raggiunto un'area residenziale di Najran, ferendo sei persone e danneggiando tre abitazioni e altrettanti veicoli. La coalizione guidata da Riad ha inoltre annunciato la morte di due piloti nello schianto di un elicottero, attribuendo l'incidente a un guasto tecnico. Gli Houthi hanno invece rivendicato l'abbattimento di un Apache nella stessa zona. Nella capitale saudita, il grattacielo Kingdom Centre ha disposto il lavoro da remoto obbligatorio per gli uffici, dopo una serie di allarmi di sicurezza e intercettazioni di droni. Di fronte all'intensificarsi degli attacchi, l'Egitto ha annunciato la disponibilità a fornire all'Arabia Saudita tutte le forme di sostegno necessarie e possibili per garantirne la sicurezza. La decisione è stata adottata dal Consiglio nazionale di Difesa presieduto da Abdel Fattah al-Sisi, che ha confermato anche l'impegno diplomatico del Cairo per ridurre le tensioni regionali. Una condanna degli attacchi Houthi è arrivata inoltre dai ministri degli Esteri egiziano e pakistano, Badr Abdelatty e Ishaq Dar. Sul versante umanitario, l'analista Adam Baron ha avvertito, parlando ad Al Jazeera, che l'assedio Houthi alla città yemenita di Taiz rischia di provocare una crisi gravissima per circa un milione di residenti. Intanto gli Stati Uniti hanno intanto diffuso un avviso di sicurezza attraverso le proprie rappresentanze diplomatiche in Medio Oriente. Il Dipartimento di Stato ha invitato i cittadini americani alla massima vigilanza per possibili attacchi contro interessi statunitensi e per il rischio di cancellazioni dei voli, chiusure degli spazi aerei e interruzioni dei collegamenti. Washington ha sottolineato che il conflitto tra Arabia Saudita e Houthi potrebbe estendersi rapidamente oltre le aree direttamente coinvolte. 

In Cisgiordania, le autorità israeliane hanno annunciato dieci arresti in relazione alle aggressioni avvenute nel fine settimana contro la fotoreporter americana Heidi Levine e alcuni diplomatici europei. Le operazioni sono state condotte dalla polizia, dall'esercito e dallo Shin Bet. La violenza dei coloni ha provocato nuove proteste internazionali: l'Unione europea ha condannato l'attacco a una delegazione diplomatica nei pressi di Taybeh, mentre il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha chiesto provvedimenti contro i responsabili dell'aggressione al sindaco Bernard Baudoux. Condanne sono arrivate anche dal segretario di Stato americano Marco Rubio e dalla ministra degli Esteri canadese Anita Anand.

Nella Striscia di Gaza, le forze israeliane hanno rivendicato l'uccisione di tre presunti militanti di Hamas in operazioni condotte nel fine settimana nelle zone di Daraj Tuffah e Jabaliya. Fonti mediche citate da Al Jazeera hanno inoltre segnalato un ferito per colpi d'arma da fuoco israeliani a Khan Younis. Sul piano umanitario, Al Jazeera ha documentato nuovi aumenti dei prezzi di farina, uova e altri prodotti essenziali, dopo cinque giorni consecutivi di restrizioni israeliane all'ingresso delle merci commerciali nell'enclave. Il blocco, annunciato nel contesto di una controversia sulle tariffe tra commercianti palestinesi e Hamas, ha alimentato i timori di ulteriori carenze alimentari tra le famiglie. Sul fronte politico israeliano, il leader dell'opposizione Yair Lapid, in vista delle imminenti elezioni, ha attaccato la nuova dottrina di sicurezza nazionale presentata da Netanyahu, che prevede attacchi preventivi e zone cuscinetto lungo i confini. Lapid ha definito il documento superficiale e bizzarro, sostenendo che non affronti adeguatamente le responsabilità del premier per le precedenti crisi di sicurezza. (19 ott - red)

 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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