Roma, 21 ott - “Sono l’unica maranza nella stanza”, ha detto ieri nell’aula di Montecitorio la deputata dem Ouidad Bakkali, invitando a “non mostrificare” un’intera generazione. “Il mio – spiega a 9colonne la parlamentare, nata nel 1984 ad Agadir, in Marocco e arrivata in Italia all’età di due anni – è stato un tentativo di disvelare una grande ipocrisia, la strumentalizzazione che si vuole fare di questa parola, che analogamente a un'altra parola, ‘remigrazione’, si utilizza senza mai definirne chiaramente i confini. Perché quello che abbiamo visto a Milano è chiaro, sono azioni violente che ci hanno spaventato e che abbiamo condannato ovviamente in maniera chiara”. “Però – continua Bakkali - nella risposta di questa destra, sia nella piazza di Milano il giorno dopo srotolando il solito striscione ‘vi remigreremo tutti, o con la Lega che prepara le ‘leggi antimaranza’, non si chiarisce mai di chi si parla, chi sono ‘tutti’. Si ‘mostrifica’ un'intera generazione facendone un target di tutti i provvedimenti che sono sempre studiati come una punizione collettiva, per cui si fa presa ovviamente su un evento enorme che ha colpito la città di Milano, ma senza intervenire con strumenti di profonda comprensione”. “Il presidente della Repubblica – ricorda la deputata - ci ha richiamati a un'analisi intelligente e profonda, mentre loro hanno sfornato l'ottavo decreto sicurezza, si sono inventati un reato anche sottintendendo che fino a ieri si potesse manifestare in modo violento senza che si potesse essere perseguiti, cosa che ovviamente è falsa. Ovviamente nuove pene, nuove restrizioni al diritto di manifestare, nuove restrizioni sullo strumento della cittadinanza, che anche lì è sempre sottinteso”. “Una generazione mostrificata – ribadisce Bakkali - nuovi cittadini sotto osservazione: quindi non si è mai pienamente italiani, perché la ‘fisarmonica’ che comprende questa parola fa entrare un'intera generazione, figli di immigrati, figli delle cosiddette seconde generazioni, dentro questo calderone: si mette loro addosso uno stigma, si alimenta l'odio sociale e soprattutto si distoglie l'attenzione su quello che le piazze ci stanno dicendo, gli autotrasportatori ci stanno dicendo, gli agricoltori ci stanno dicendo, ovvero che è saltato il patto sociale”. (PO / Roc)
(© 9Colonne - citare la fonte)
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