Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

PER I “MARTIRI DI PUTIN”
UNA MORTE DEPREZZATA

PER I “MARTIRI DI PUTIN” <BR> UNA MORTE DEPREZZATA

Ucraina, giorno 1.701. Dopo oltre quattro anni dallo scoppio del conflitto che sta dilaniando l’Europa orientale, il paese invasore, la Russia, deve fare i conti con una sempre maggiore difficoltà di reperire la “carne da cannone” indispensabile per nutrire la macchina bellica. Il modello di reclutamento volontario basato su generosi incentivi finanziari mostra ormai evidenti segni di cedimento e di sfinimento strutturale. E i numeri, almeno quelli che riescono a filtrare da un Paese che ha fatto della riservatezza sulle questioni belliche una questione di sicurezza nazionale, parlano chiaro: nel primo trimestre dell'anno in corso, il numero dei contratti di arruolamento sottoscritti nelle regioni russe è sceso ai minimi degli ultimi due anni, attestandosi a circa 70.500 unità. Una tendenza ribassista confermata anche nel trimestre successivo, quando i flussi di nuovi soldati sono diminuiti di circa il dieci percento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Di fronte al progressivo esaurimento della disponibilità volontaria, il Cremlino si trova costretto a valutare nuove formule di richiamo e a trasferire direttamente sui bilanci periferici l'onere economico insostenibile della campagna di guerra.

LE DUE VELOCITÀ DELLA SPESA FEDERALE E REGIONALE. Parallelamente però, complice la difficoltà sempre maggiore di far “quadrare il bilancio”, in Russia si sta delineando un sistema di pagamenti a due velocità: le autorità regionali pagano sempre di più per reclutare ogni nuovo soldato a contratto, mentre sborsano sempre meno quando uno di loro viene ucciso. La spinta inflattiva sui bonus alla firma, schizzati a livelli record in primavera (come i 4,5 milioni di rubli a San Pietroburgo, i 4,1 milioni nel Circondario autonomo degli Chanty-Mansi e i 4 milioni nell'oblast di Leningrado), ha spinto cinquantasei regioni in una vera e propria morsa debitoria. Il deficit complessivo dei bilanci regionali ha sfiorato quota 294 miliardi di rubli già nella prima parte dell'anno, costringendo i governatori a tagliare drasticamente la spesa sociale e sanitaria.

IL RIBASSO DEL “PREZZO DELLA MORTE”. Per tamponare questa voragine finanziaria, diverse amministrazioni locali hanno iniziato a rivedere al ribasso i sussidi promessi alle famiglie dei caduti. Nell'oblast di Ul'janovsk il supplemento regionale per i militari morti in Ucraina è stato ridotto prima da un milione a cinquecentomila rubli e successivamente a cinquantamila; analogamente, nell'oblast di Saratov l'indennizzo è stato dimezzato da un milione a centomila rubli. Altre regioni, come quella di Orenburg, hanno completamente azzerato il pagamento di compensazione una tantum, evidenziando una logica cinica ma coerente con la gestione economica del Cremlino: il candidato in vita che serve a rimpinguare le statistiche da presentare a Mosca viene pagato il massimo possibile, mentre il soldato deceduto rappresenta una voce di spesa da comprimere al minimo.

LE CIFRE CATASTROFICHE DELLE PERDITE AL FRONTE. Il peso di questa strategia si riflette direttamente nei dati relativi alle perdite umane registrate sul campo di battaglia. Secondo i bollettini diffusi dallo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine, le perdite complessive di personale militare russo dall'inizio del conflitto e fino a ieri, mercoledì 21 ottobre, avrebbero raggiunto la soglia approssimativa di 1.570.540 unità. Soltanto nella giornata di ieri, il bilancio delle perdite delle forze di Mosca – stando sempre allo Stato maggiore di Kiev - avrebbe fatto registrare ulteriori 1.820 soldati messi fuori combattimento. Nonostante, come detto, tali dati non siano verificabili tramite fonti indipendenti, rappresentano comunque bene l’ordine di grandezza della realtà sul campo, che si è ormai da tempo tradotta in un'emorragia costante che colpisce in modo sproporzionato le regioni economicamente più povere della federazione russa, come Tuva e Buriatia, dove i tassi di mortalità militare per centomila abitanti superano di diversi multipli quelli registrati nelle grandi aree urbane più benestanti.

LA DISPERAZIONE E L'AUMENTO DEI SUICIDI TRA I FANTI. All'interno di questo scenario di logoramento estremo, le unità di fanteria impiegate nei settori più caldi della linea di contatto affrontano condizioni operative al limite della sopravvivenza. In un rapporto pubblicato proprio questa mattina, il 7° Corpo delle Forze d'Assalto Aereo dell'esercito ucraino ha reso noto che nel settore di Huliaipole si registra un incremento significativo dei casi in cui i fanti russi scelgono di togliersi la vita. Tale drammatica impennata viene collegata direttamente all'adozione della tattica basata su infiltrazioni condotte da piccoli gruppi di fanteria, lanciati all'attacco senza un adeguato supporto di fuoco, senza comunicazioni stabili, privi di rifornimenti tempestivi e del tutto impossibilitati a contare su una reale capacità di evacuazione in caso di ferimento o accerchiamento. Una tattica pressoché suicida alla quale i “martiri di Putin” sono costretti a sottomettersi sempre più spesso. (22 OTT – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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