“Forse non siamo mai stati così vicini” alla fine della guerra. Parola di Donald Trump. “L'altro giorno parlavo con Vladimir Putin della risoluzione della sua guerra con l'Ucraina e credo che ci stiamo avvicinando a una soluzione. Forse non siamo mai stati così vicini”, ha infatti detto nella serata italiana di ieri il presidente degli Stati Uniti ai giornalisti ammessi alla Casa Bianca. Non è certo la prima volta che il tycoon avanza simili affermazioni, e – va senz’altro sottolineato – finora i tentativi di porre fine al conflitto sono miseramente falliti, con Mosca che rimane inflessibile sulle proprie posizioni massimaliste, come ad esempio la pretesa del completo dominio del Donbass, che renderebbe obbligatorio lo smantellamento dell’unica linea di fortificazioni ucraine in grado di arginare una possibile avanzata-lampo della Russia nel resto del paese.
IL RIAVVICINAMENTO DIPLOMATICO E LA CRESCENTE FORZA DEL CREMLINO. Fatto sta che le ultime aperture diplomatiche e il dialogo diretto tra Washington e Mosca delineano sempre più chiaramente un quadro in cui la strategia della Casa Bianca rischia di consolidare la posizione del leader russo. Secondo le analisi della stampa internazionale, il pressing esercitato dall'amministrazione americana per arrivare a un negoziato rapido sta finendo per premiare il Cremlino, avvalorando la narrazione di Mosca secondo cui il tempo gioca a favore delle forze d’invasione. The Donald mostra ormai una crescente insofferenza verso Kiev, arrivando a dichiarare che “la Russia, francamente, si è comportata bene con l'Ucraina”, ignorando completamente – tra le altre cose – le sofferenze inflitte alla popolazione civile per spingerne la leadership alla capitolazione.
PUTIN “UMANITARIO”, BUFERA SU WITKOFF. Il clima di distensione ricercato da Washington ha generato aspre polemiche interne ed esterne, culminate nelle controverse affermazioni dell'inviato speciale americano Steve Witkoff. Durante l’incontro a San Pietroburgo seguito alla liberazione del settantaquattrenne cittadino statunitense Stephen Hubbard, l’inviato americano si è rivolto al capo del Cremlino con parole che hanno sollevato indignazione: “Si parla spesso del mio presidente, il presidente Trump, definendolo un umanitario. Ma anche lei, signore, è un umanitario: le rendo omaggio, mi congratulo con lei e la ringrazio ancora”. Niente di meno. Immediate e durissime sono state le reazioni della politica americana. Il senatore repubblicano Thom Tillis ha definito l'uscita “imbarazzante e oltraggiosa”, invitando Witkoff a chiedere alle famiglie ucraine se considerino il leader russo un benefattore. Sulla stessa linea il senatore John Cornyn, che ha liquidato il presidente russo definendolo “un killer cinico”, mentre la senatrice Susan Collins ha ribadito che Vladimir Putin va inquadrato unicamente come “un guerrafondaio e un teppista, l'aggressore nella guerra contro l'Ucraina”. Anche l'ex ambasciatore statunitense in Ucraina William Taylor ha definito l'episodio “da brividi”, ricordando che Hubbard non avrebbe mai dovuto essere imprigionato.
IL FATTORE TECNOLOGICO E IL DEPOTENZIAMENTO SATELLITARE. A pesare in modo determinante sugli equilibri del fronte è anche la questione legata alle infrastrutture critiche per le comunicazioni militari. La scorsa settimana, l'esercito ucraino ha registrato un'improvvisa restrizione nell'operatività delle reti satellitari Starlink e Starshield gestite da SpaceX, con l'imposizione di limiti di velocità che hanno reso inoperabili i droni impiegati sia per la ricognizione che per la difesa aerea contro gli attacchi dei vettori russi. Sebbene il presidente ucraino Volodymyr Zelensky abbia denunciato un depotenziamento tecnologico sollecitato indirettamente da dinamiche politiche americane, le autorità statunitensi hanno ribadito che la gestione delle reti commerciali e militari risponde a logiche contrattuali e private, sebbene il contraccolpo operativo per le forze di Kiev si sia tradotto in ingenti perdite materiali e in un momentaneo isolamento di sistemi d'arma e sensori sul campo.
I CANALI DI DIALOGO E LE CONDIZIONI DI MOSCA. Nonostante le tensioni e le difficoltà logistiche, i canali per una ripresa dei contatti diplomatici restano formalmente aperti. Ieri, lo stesso Zelensky ha confermato che l'Ucraina si prepara a valutare possibili sviluppi alla luce degli incontri internazionali, mentre la leadership russa continua a dettare le proprie condizioni ribadendo che Kiev deve adottare le “decisioni necessarie” per chiudere il conflitto. Tuttavia, tra concessioni sulle sanzioni energetiche, rallentamenti nella fornitura di missili intercettori Patriot e un dialogo sempre più diretto tra Washington e Mosca, l'architettura della sicurezza europea appare orientata verso compromessi che palesemente rischiano di premiare le ambizioni del Cremlino.
(22 OTT – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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