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Danni collaterali
dell’aggressione

Danni collaterali <br> dell’aggressione

di Paolo Pagliaro

Tra i danni collaterali della guerra scatenata da Putin ci sono quelli all’ambiente. Italia e Germania, i due paesi europei  più esposti dal punto di vista della dipendenza energetica da Mosca, stanno decidendo di riaprire le centrali a carbone o di rallentarne la chiusura. E’ esattamente il contrario di ciò che si era deciso di fare nell’ottica della transizione energetica ed è una decisione da economia di guerra. Il bilancio russo è infatti garantito per il 40% dalla vendita di idrocarburi , soprattutto gas. Ciò vuol dire che  l’offensiva militare di Putin viene finanziata dalle nostre bollette.
Ma è ovviamente l’Ucraina  a pagare il prezzo più alto.  C’è un rapporto dell’Unicef che racconta come per chi vive nel Donbas, lungo la "linea di contatto", cucinare, lavarsi le mani e accedere all'acqua potabile siano  una sfida quotidiana. Anni di guerra hanno degradato profondamente le infrastrutture idriche della regione, inquinando i fiumi e le falde acquifere.
Ora il timore principale è che artiglieria pesante o missili possano colpire - intenzionalmente o meno - uno dei 15 reattori nucleari dell'Ucraina. Situati in quattro siti diversi del paese, questi reattori forniscono circa la metà del fabbisogno energetico del paese.  I detriti radioattivi rilasciati nell’ attacco a una delle centrali potrebbero disperdersi per migliaia di chilometri.
Gli analisti tendono a escludere che qualcuno possa ordinare un’azione del genere, ma il sito Scienza in rete, che pubblica un dossier sui rischi climatici e ambientali dell’aggressione russa, ricorda che molte cose impreviste accadono nella nebbia della guerra. 

 

(© 9Colonne - citare la fonte)